La parte degli angeli di Ken Loach: la recensione

La-parte-degli-angeli-MAN-dataIl rosso Ken e la “commedia”

Commedia umana con sullo sfondo l’amata Glasgow. Loach ci sa fare, eccome.

Robbie, giovane delinquente scozzese, riesce a evitare il carcere perché il giudice decide di far leva sulla sua voglia di cambiare, sulla sua volontà di recupero, visto che la sua giovane compagna aspetta un bambino. Viene affidato a Rhino e quest’ultimo lo introduce nel variegato mondo del whisky, facendogli scoprire un prezioso dono: un’innata sensibilità gustativa.

La parte degli angeli (The Angels’ Share, 2012), ultimo prodotto del regista britannico Loach, piace e assai. Il mix riuscito ed equilibrato tra dramma e commedia colpisce il centro e fa comprendere più a fondo il lato più delicato dell’autore. Loach ci ha abituato a pellicole forti, dei veri e propri pugni allo stomaco, profonde ed emozionanti. Tuttavia anche il “rosso” Ken si lascia andare a qualche sano stemperamento della tensione e, dopo Il mio amico Eric (Looking for Eric, 2009), presenta al pubblico La parte degli angeli, un film dai sani principi (a)morali. Ed è proprio quest’essenza di umana giustizia che traspare nel film. Una giustizia che mette tutti d’accordo, anche sottilmente patetica, ma non per questo stucchevole. E anche se talvolta si ride, l’opera non è (come anticipato) una commedia a tutto tondo. Il dramma c’è, ed eccome. Semplicemente non ci viene mostrato, perché appartiene al passato del protagonista costellato di furti, condanne e risse. Difatti nella pellicola c’è una costante ricerca di un riscatto sociale e personale, frenato da un pregiudizio che trasporta con sé una forte empatia nei confronti del protagonista da parte dello spettatore. Si parteggia per lui anche se, per raggiungere un futuro più roseo, escogiterà un piano per rubare un costosissimo whisky insieme a una strampalata combriccola. Dopotutto Robbie possiede un dono: un olfatto fantastico e grazie alla formazione del suo “angelo” custode Rhino, datore di lavoro socialmente utile, riuscirà a costruirsi un futuro, un futuro con all’orizzonte un fiocco azzurro.

Angeli reietti e privati di un futuro, tallonati da un passato di teppisti e possessori di un presente ancora da scrivere, nel quale la riconoscenza e la bontà d’animo possono ancora esistere. La parte degli angeli (ci si riferisce al quel 2% che si disperde nell’aria nel momento in cui viene aperta una botte di whisky invecchiato) è coinvolgente e strappa qualche risata. Ma soprattutto permette a Loach di tornare con enorme piacere nella sua Glasgow, di disegnarla con verità e realistico amore, di rappresentarla nella sua brutalità e nella sua pericolosità. E di costruire una pellicola sul whisky, prodotto nazionale, che assume una forte valenza poetica. Un liquore ambrato dalle innumerevoli, e complesse, sfaccettature, proprio come la situazione in cui si ritrova Robbie. Il suo riscatto sociale passa attraverso un atto delinquente. Ma glielo perdoniamo. E ammiriamo con intensa partecipazione un Loach più spensierato e romantico. Difatti non è un caso che il regista voglia farci scoprire la sua terra con l’aiuto di una fotografia che spazia a tutto tondo su un paesaggio verdeggiante e fantastico. Un atto d’amore. Una pellicola in cui si ride e ci si commuove. Ma non si perde mai di vista il messaggio (in questo caso non di denuncia, ma positivo) che il regista scozzese vuole trasmetterci con grande trasporto: in questo mondo c’è speranza, il riscatto è dietro l’angolo. Bisogna saper cogliere l’occasione. O assaporarla.

Uscita al cinema: 13 dicembre 2012

Voto: ***1/2

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Un pensiero su “La parte degli angeli di Ken Loach: la recensione

  1. La parte degli angeli non è quella che ai perde all’apertura del barile ma durante tutto il processo di maturazione. Si tratta quindi di in 1/2 percento all’anno.

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