La frode di Nicholas Jarecki: la recensione

poster-la-frodeLa cattiva finanza si veste in giacca e cravatta e possiede il fascino di Richard Gere

Buon thriller di genere per l’esordio alla regia di Jarecki. Schietto e sincero, La frode (Arbitrage, 2012) non ci racconta nulla di nuovo, ma almeno lo fa con stile ed efficacia.

Robert Miller è uno stimato e carismatico uomo d’affari. Dedito alla famiglia e al lavoro (citandolo: «il mondo gira intorno a cinque lettere: S-O-L-D-I»), è sul punto di vendere la sua società al miglior offerente per ripianare un buco di molti dollari. Ma i sorrisi di facciata nascondono qualcosa: una focosa amante francese.

Finanza e famiglia. Due castelli di carta che tendono a sgretolarsi intorno all’imprenditore Miller (interpretato da un Richard Gere ben calato nella parte del cattivo ben vestito). Difatti la bella famiglia che si presenta in apertura di pellicola (gioiosa e affiatata durante la cena di compleanno del protagonista) è una facciata che nasconde ben altro. In un’altra abitazione si nasconde l’amante Julie (gallerista francese che ha il volto di Laetitia Casta, sempre ammaliante pur avendo qualche ruga in più, ma estremamente monocorde dal punto di vista recitativo) e al lavoro si celano speculazioni e un impero destinato a crollare sotto i pesanti colpi della crisi economica e di qualche scelta sbagliata. La frode cavalca un genere e una costruzione narrativa ampiamente sfruttata negli ultimi anni e non lascia nessuno strascico veramente innovativo. Tuttavia il regista Jarecki (alla sua prima regia) si concentra su altri aspetti che comprendono i logori rapporti umani (farciti da sorrisi e strette di mano al veleno) e una (a)moralità di fondo parecchio agghiacciante: tutti hanno un prezzo. E se si riesce a scoprirlo è molto più facile manovrare in tutta libertà gli eventi e le situazioni potenzialmente esplosive. Dopotutto è un thriller, del filone finanziario, ma pur sempre un film di genere che misura abilmente la successione degli eventi senza mai essere eccessivamente scontato. Di conseguenza l’apertura del vaso di Pandora economico lascia spazio a una serie di avvenimenti umani, che rasentano il disgusto. Nessuno si salva. Neppure l’apparente lindo e ruvido agente di polizia Bryer (interpretato dall’ottimo Tim Roth). E non è un caso che una battuta dell’avvocato di Miller diventi la summa dell’intera pellicola: «più passa il tempo e più bugie si è costretti a dire». Le menzogne si sommano e tendono a detonare in un finale sospeso facilmente intuibile, che permette qualche riflessione. Un capitolo a parte va giustamente dedicato a Susan Sarandon: una splendida attrice che riesce a conferire al suo carattere (la moglie di Miller) un intenso spirito schiettamente ironico e tagliente. Un’ottima prova recitativa che non passa sottotraccia.

La frode è un film dal fascino classico, che si ripercuote sulla situazione finanziaria attuale. Un buon prodotto che intrattiene adeguatamente e che rispetta le aspettative dello spettatore seduto in sala. Un old style che non muore mai e che si fa apprezzare appieno.

Uscita al cinema: 14 marzo 2013

Voto: ***

 

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