Upside Down di Juan Solanas: la recensione

UpsideDown_PosterDataSottosopra, ricchezza, povertà e amore. Ma lo sci-fi dov’è?

Romeo e Giulietta sopra e sotto. Upside Down (2013) è confezionato sci-fi, ma dimostra di avere al suo interno una storia d’amore retorica e prevedibile.

Nessun abitante dei due mondi può incontrare direttamente chi vive nell’altro e ogni oggetto che proviene da uno dei due mondi dopo una breve presenza nell’altro viene dapprima attirato dalla gravità opposta, successivamente viene sottoposto a un’immediata combustione. Il giovane Adam, che vive nel disastrato Mondo di Sotto, un giorno, dopo essersi recato in un luogo proibito, incontra Eden (abitante nel Mondo di Sopra). L’amicizia si tramuta ben presto in amore fino a quando non vengono scoperti e Eden batte la testa e pare morta. Eppure dieci anni dopo…

Si presenta accattivante e innovativo. Ostenta una fotografia digitale, iper-realistica e palesemente costruita. In fin dei conti la confezione di Upside Down è facilmente riassumibile in queste poche righe. Tuttavia non bisogna concentrarsi sugli apparati tecnici, puramente sci-fi, ma sulla vicenda, che rasenta la superficiale prevedibilità. Solanas si concentra sui due mondi in modo ordinario, esibendo una simbologia sociale banale (i ricchi si trovano nel Mondo di Sopra e i poveri nel Mondo di Sotto), ribaltando l’immagine innumerevoli volte, così creando nello spettatore un costante senso di confusione e intontimento. Ma non è solo questo a non convincere in Upside Down; difatti si nota una sceneggiatura frammentaria e mancante di alcuni passaggi logici fondamentali. Difatti, ogni tanto, si danno per scontati alcuni accorgimenti, che provocano domande a ripetizione a cui Solanas non risponde. Una sequela di buchi narrativi che sono evidenti e creano una caotica sovrapposizione di scene fini a se stesse. Il regista non si danna l’anima per curare alla perfezione alcuni dettagli basilari, soprattutto perché il suo interesse è votato alla storia d’amore tra la ricca pubblicitaria Eden e il miserabile inventore Adam, che ci narra la sua storia con strascicata enfasi.

Non importa se Upside Down è ambientato in un presente (o futuro) distopico, in una galassia sconosciuta o in un onirico paese immaginario; dopotutto Solanas mette in scena l’amore viscerale, commovente ed edulcorato proprio perché impossibile. Come fa il regista a risolvere la situazione di stallo? Proprio perché il film è prevedibile, il regista riesce a sbrogliare la matassa con l’espediente corretto (?), necessario per mettere a posto l’intricata vicenda. Lasciando tutto in sospeso. Cavandosela con una spiegazione priva di sviluppo narrativo, ma profondamente retorica e buonista.

Upside Down si maschera da pellicola fantascientifica, ma non possiede nessuno stilema riconoscibile del genere. Difatti l’interesse del regista pare accattivare lo spettatore con riprese a effetto, una fotografia chiara e gelida e una metafora elementare. Mentre lo sci-fi rimane su uno sfondo sbavato e sporco. Upside Down è un prodotto privo di ritmo e di azione. Un film che non restituisce nulla di realmente interessante, nulla di veramente coinvolgente. Scivola via senza colpo ferire (anzi annoiando) e, in modo arrogante, si pone delle ambizioni lontane anni luce.

Uscita al cinema: 28 febbraio 2013

Voto: *1/2

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