Il lato positivo di David O. Russell: la recensione

il-lato-positvo-locandinaRapporti umani complessi e credibili

Pellicola corale, che lascia strascichi di eccellenza recitativa, Il lato positivo (Silver Linings Playbook, 2012) è l’ultimo, riuscito, prodotto di David O. Russell.

Pat esce dall’ospedale psichiatrico dopo otto mesi di cura. Ha un’unica idea in testa: riconquistare la moglie (Nikki) e mettersi in forma. Ma un ordine restrittivo lo costringe in casa con i genitori. A questo punto la precaria situazione comportamentale e la sua mente labile vengono sconvolti dall’incontro con Tiffany, giovane vedova con un passato caratterizzato da una dipendenza sessuale e dall’abuso di psicofarmaci. In cambio della sua intercessione presso Nikki, Tiffany chiede a Pat di partecipare con lei a un bizzarro concorso di danza.

Ormai è risaputo: nei film di David O. Russell funziona la coralità recitativa. Già in The Fighter (2010) era riuscito a far risaltare il cast in modo sublime, senza togliere spazio al vero protagonista della pellicola, ovvero il drogato ed ex-pugile Christian Bale, guidandolo per mano in un percorso di trasformazione finalizzato alla guarigione fisica e psichica. Tutto questo immerso in una periferia disastrata degli Stati Uniti. Il regista pare averci preso gusto e in Il lato positivo delinea in modo brillante una serie di caratteri, ognuno con un’incertezza ben precisa, sottolineata con grande acume. Ma a differenza di The Fighter qui non c’è la droga, la ricerca di un riscatto sportivo, ma esclusivamente la ricerca di un riscatto personale. E a incarnarla è un sorprendente Bradley Cooper, che caratterizza un uomo appena uscito da una casa di cura, intento a riconquistare la moglie persa per una scazzottata di troppo. E Russell gli cuce addosso un vestito che gli calza a pennello, zeppo di idiosincrasie, evitando di scadere nella macchietta umoristica. Cosa c’è in comune con il precedente lavoro? Un percorso di formazione, nel quale le ricadute, gli squilibri e le continue ridefinizioni degli obiettivi e delle aspettative sono all’ordine del giorno. E la guarigione passa dall’appoggiarsi a qualcuno: persona amata, amici, famiglia. Ed è proprio qui che il regista realizza un brillante lavoro sullo spazio cinematografico, concentrando l’azione in un tratto di strada, nel garage di Tiffany o nella casa di famiglia. Tutto abbastanza vicino e lontano dall’obiettivo reale del protagonista: la casa di Nikki, l’ex-moglie. Riesce, inoltre, a mantenere un’adeguata distanza e un controllo della macchina da presa invidiabile, entrando all’interno delle dinamiche familiari, senza mai essere veramente invadente. Insomma un concentrato di rapporti umani credibili, nei quali oltre al sopracitato Cooper, emergono la bravura di De Niro (padre dedito al gioco d’azzardo e con enormi difficoltà relazioni con il figlio) e di Jacki Weaver (madre apprensiva, ma spesso distante e succube del marito). Senza naturalmente dimenticare la stupefacente Jennifer Lawrence nei panni della scostante Tiffany, ferita dalla vita; un “cuore folle”, del quale ci si può facilmente invaghire.

Il lato positivo mette in atto una ricostruzione esistenziale, una preparazione alla vita senza dimenticarne l’aspetto sentimentale. Difatti Russell inciampa nell’ultimo ostacolo, non riuscendo a farsi portatore di un’emozione paragonabile al finale del suo precedente lavoro. E qui Il lato positivo diviene una classica commedia sentimentale, che perde quella poetica esistenziale, che deriva dalle innumerevoli metafore che campeggiano nell’intera durata della pellicola (una su tutte la preparazione atletica di Pat per una vita “ballerina”,quindi meno sicura, ma più accattivante).  Ma ridurre il giudizio de Il lato positivo all’ultima scena sarebbe avvilente e sminuirebbe l’azzeccato lavoro di sceneggiatura, di composizioni di immagini e di direzione artistica, che Russell esegue con estrema cura. Il lato positivo è un prodotto che appassiona e che riesce a equilibrare con estremo rigore commedia e dramma, quest’ultimo appena sussurrato, ma costantemente presente. Un’opera fresca e mai scontata, che mostra la bravura del narratore Russell, un regista capace di far ridere e intrattenere nella stessa pellicola. Una dote non da tutti.

Uscita al cinema: 7 marzo 2013

Voto: ***1/2

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