Promised Land di Gus Van Sant: la recensione

promised-land-locandinaIl Van Sant da dimenticare

Gas naturale oppure no? Scritto da Matt Damon e diretto da Gus Van Sant, Promised Land (2012) non si schiera e mostra il fianco a una costruzione narrativa superficiale.

Steve Butler è un agente di una grossa compagnia, la Global, che lo invia insieme alla sua collega Sue a McKinley, una cittadina agricola nel Sud degli Stati Uniti. L’obiettivo è convincere gli abitanti del luogo a cedere alla compagnia i loro terreni per poter estrarre gas naturale, ovvero energia pulita e rinnovabile. Dopo i primi contratti andati a buon fine, Steve e Sue incontrano le prime difficoltà incarnate dall’anziano fisico in pensione Frank Yates, convinto che l’estrazione possa provocare l’inquinamento delle falde acquifere, e da Dustin Noble, un attivista ecologico.

I titoli di testa dichiarano che Promised Land è diretto da Van Sant. Eppure il tocco del regista non si vede neppure lontanamente. Sembra che si sia seduto dietro la macchina da presa in modo impassibile, dirigendo un lavoro progettato e messo in piedi da qualcun altro e poi commissionatogli. Difatti un regista come Van Sant, che ha fatto della denuncia civile il leit motiv riconoscibile della sua intera cinematografia, non si presta a una pellicola come Promised Land, che fatica a schierarsi, che pone sul piatto entrambe le problematiche, i vantaggi e gli svantaggi. Il film non si professa né ecologista, né liberista, ma mostra allo spettatore l’interezza del quesito, lasciando a ciascuno la responsabilità di scegliere per quale dei due lati propendere. Inoltre viene messa in scena un’ambientazione bucolica, che si fa stereotipata se viene accompagnata da camicie di flanella e una colonna sonora principalmente folk. Tuttavia Promised Land è una pellicola godibile, che si lascia trascinare in un monologo finale pregno di moralità e buoni sentimenti, all’insegna del politically correct sempre e comunque. Ma non lascia nessuno strascico polemico o concetto abbastanza chiaro su cui soffermarsi e giudicare. Promised Land si rivela poco incisivo e pecca anche nella delineazione dei personaggi o, per meglio dire, nella delineazione dei loro percorsi di trasformazione. E benchè Sue continui a lavorare per la causa “globalizzazione nell’utilizzo del gas come materia energetica”, da subito appare come una persona moralmente retta e che fa questo lavoro esclusivamente per mantenere la propria famiglia. Insomma un carattere moralmente consapevole. Al contrario Steve è il personaggio ambiguo e inconsapevole, purtroppo però, non rimanendo fedele alle proprie idee fino alla conclusione (ovvero lasciandosi “traviare” dalle diffidenze locali), scade in una trasformazione etica poco credibile.

Promised Land manca di incisività e si attesta a carina favola agricola americana, priva di colpi di scena realmente spiazzanti. Nel film manca l’apporto di Van Sant; sarà perché la regia spettava a Matt Damon?

Uscita al cinema: 14 febbraio 2013

Voto: **

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