Lincoln di Steven Spielberg: la recensione

lincoln-locandinaC’era una volta un presidente…

Spielberg si fa cantastorie, un affabile narratore che pone su un piedistallo la figura più importante della storia americana.

1865. Lincoln cerca di ottenere l’approvazione del tredicesimo emendamento, che abolisce la schiavitù dei neri americani. Una battaglia ardua, estenuante e contro il tempo, sul finire di una devastante guerra civile.

Nell’istante in cui si è saputo che Spielberg era interessato a girare un film su Lincoln, immediatamente si è pensato che il regista volesse vincere facile. Però se dovesse farlo, lo farebbe con stile, grazie a una narrazione accattivante, coadiuvata da un’interpretazione di Daniel Day-Lewis al limite della simbiosi. Inoltre l’obiettivo dell’autore non è quello di spaziare sull’intera esistenza del sedicesimo presidente degli Stati Uniti (il primo repubblicano), ma quello di concentrarsi sull’ultimo mese di vita, quello in cui è riuscito ad abolire la schiavitù afroamericana. Di conseguenza Lincoln (2012) è una pellicola che va a toccare un tasto fondamentale della seppur breve storia americana. Immersa sul finire della sanguinosa guerra civile, l’opera impressiona per cura dei dettagli (stilistici e tecnici) e per precisione storica. Il tutto è abbracciato da una narrazione semplice, priva di iperboli eccessive, ma tesa a provocare una forte emotività e partecipazione. Lincoln può apparire noioso e dotato di un ritmo rallentato, ma la grande energia dei dialoghi sopperisce a questa sensazione di perenne boria. L’obiettivo di Steven è quello di far pensare; non si nasconde dietro a un idealismo del diciannovesimo secolo bigotto ed estremamente lontano, anzi lo sottolinea mostrando sotterfugi e accordi che hanno portato all’abolizione della schiavitù. Una mala-politica necessaria, composta da favori e uomini corrotti. Spielberg verso la conclusione del film prova a schiarire questa patina, affidandosi a declamazioni da parte di uomini politici, che paiono arrivare da una morale rinvigorita dai discorsi del presidente. Tuttavia non basta a non provocare indignazione nei confronti di una classe tanto legata alla discriminazione razziale. Dopotutto neppure Lincoln voleva l’eguaglianza. Difatti le sue manovre (perpetrate con ogni mezzo legale e non) erano principalmente legate alla conclusione di una guerra, che si protraeva da troppi anni e che aveva fatto troppe vittime. Lui lavorava sull’abolizione di una legge che imponeva le catene a un essere umano, trattato come un oggetto, una proprietà. Sicuramente un passo avanti, ma non esaltiamo il suo operato politico. Ed è proprio quello che fa Spielberg. Il regista mostra l’uomo, il marito, il padre di famiglia e di una nazione. Un narratore che per sciorinare pillole di saggezza politica e di vita si diletta a raccontare aneddoti, lezioni di vita dall’alto della sua figura imponente, ma schiva, impreziosita dalla caratterizzazione di Day-Lewis, votata alla sottrazione del gesto fisico per la maggior parte del film, ma esplosiva nel momento in cui deve imporre ordini ai suoi sottoposti e emozioni allo spettatore. Ma la delineazione del personaggio si limita a questo. Spielberg non giustifica e non assolve. Fa insorgere il parlamento nel momento in cui si parla di eguaglianza razziale e di voto alle donne. Tutto il parlamento. Infatti Lincoln è una pellicola fortemente legata al periodo storico in cui è inserita. E forse il grande merito del narratore Spielberg è proprio quello di non cercare forzatamente puerili patetismi e buonismi anacronistici.

Lincoln si riflette sul presente e fa riflettere sulla lentezza di un’accettazione dell’altra razza, che ha portato a Obama presidente degli Stati Uniti. Probabilmente un’accettazione che è partita da quell’articolo abolito, che ha dovuto superare molti ostacoli e insidie, per poi palesarsi in questi ultimi anni con numerose riserve. Tornando velocemente alla pellicola si può parlare a lungo della scena finale, in cui Lincoln parla a una numerosa folla. Qui, pur essendo estremamente scolastico, Spielberg vuole rendere emblematico l’amore che il popolo aveva per il proprio presidente. Ma non è questa la scena più bella di Lincoln. Si deve tornare indietro di alcuni minuti, nei quali Tommy Lee Jones commuove e rende Lincoln molto più emozionante. Complimenti a Spielberg. Se avesse voluto vincere facile non lo avrebbe fatto con tanto bello stile.

Uscita al cinema: 24 gennaio 2013

Voto: ****

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