Looper di Rian Johnson: la recensione

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Sci-fi fresco e dall’assunto di base molto semplice, Looper (2012) si fa citazionista e mantiene il ritmo. Peccato che alcune cose gli sfuggano di mano, facendolo apparire incongruente.

2044. Il viaggio nel tempo non è stato ancora inventato, ma trent’anni più avanti è una realtà della quale è vietato l’utilizzo. Le organizzazioni criminali non si curano delle leggi, inviano personaggi scomodi trent’anni indietro e li fanno eliminare da alcuni killer chiamati looper. E Joe è uno di loro. Un giorno gli appare davanti agli occhi lui stesso con 30 anni in più.

Rian Jonhson intriga e fa scervellare per l’intera durata della pellicola. Crea paradossi temporali, muovendosi su un piano narrativo e scenografico futuristico, ma nemmeno troppo distante dal nostro. Looper, sviluppandosi nel 2044 e nei trent’anni a seguire, dimostra quanto la Cina sia vicina e prossima potenza economica mondiale; inoltre prende spunto da celebri pellicole, che lo hanno anticipato nella costruzione di futuri distorti e modificabili. Difatti il regista si rifà soprattutto a Cameron e Gilliam ma, volendo mischiare i generi (sci-fiction e horror), estrae dal cilindro mentori della cultura pop contemporanea; primo tra tutti Stephen King. Dopotutto il “mostro telecinetico”, meglio conosciuto come rainmaker, assomiglia molto a Carrie, protagonista introversa di uno dei suoi libri più famosi. Peccato che qualcosa appaia incongruente e che non basti la spiegazione che sciorina Johnson, ovvero che i paradossi in un’opera futuristica ci sono e difficilmente tutti riescono a essere giustificati senza provocare qualche dubbio nello spettatore. Ed è proprio il paradosso centrale (non ho intenzione di svelare nulla) che si piega pericolosamente su se stesso e si spezza in un centinaio di frammenti disomogenei, che rendono Looper una pellicola sottilmente ambiziosa, ma non del tutto completa. Per quanto riguarda il resto, il film si fa accattivante nella ricerca di una vendetta pura e semplice: distruggere nel passato per continuare a vivere nel futuro. E su questo tema si costruisce il libero arbitrio, la possibilità di scegliere, che nel film porta esclusivamente al sacrificio e alla fiducia nel prossimo. Avendo, inoltre, l’enorme privilegio di poter fissare la propria vita futura, giudicarla e agire di conseguenza. Tutto è modificabile e la nostra esistenza non è in pasto solamente al destino. Questo vuole dirci Johnson. Mentre l’orologio corre imperterrito.

Looper, grazie anche alle interpretazioni di Gordon-Levitt (irriconoscibile fisicamente) e Willis (“tornato indietro” di quasi 20 anni – Gilliam docet – e ancora in grado di fornire, quando in forma, una formidabile energia recitativa), si sorregge bene, senza fare dello svelamento d’identità (per altro parecchio leggibile) l’esclusiva forza narrativa. In fin dei conti la pellicola è semplice e non cerca di ingannare lo spettatore, ma lo guida all’interno di un futuro, che non punta a stravolgere le conoscenze comuni del presente. Johnson serve un buon intrattenimento, che si colloca piacevolmente e senza strafare all’interno del genere fantascientifico. Eppure quel paradosso…

Uscita al cinema: 31 gennaio 2013

Voto: ***

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