The Impossible di J. A. Bayona: la recensione

locandina-the-impossibleA true story

26 dicembre 2004. Khao-Lak. Thailandia. Un’enorme tsunami travolge le coste della Thailandia e divide una famiglia: Maria, Henry, Lucas, Thomas e Simon. Juan Antonio Bayona regge per trenta minuti, poi sullo schermo si fanno spazio urla e lacrime.

La famiglia di Henry decide di passare le vacanze di Natale in Thailandia. Il relax è totale. Fino a quando un’onda gigantesca travolge le coste della Thailandia e distrugge qualsiasi cosa. In questa tragedia muoiono trecentomila persone.

The Impossible (2012) è una storia vera. Il regista ci tiene a sottolinearlo. Per rendere ancora più credibile una vicenda che appare davvero impossibile. L’unica caratteristica che la produzione ha dovuto necessariamente modificare è la nazionalità della famiglia, che diviene, per ordini di distribuzione internazionale, americana invece che spagnola. Per quanto riguarda il resto ci si muove su un piano narrativo puramente emozionante e patetico. E la pellicola riesce a colpire visivamente soprattutto nei primi venti minuti, nei quali la gigantesca onda travolge tutto, ferisce, disperde e divide. Parte della famiglia (che non si capisce se è ancora viva) viene sbalzata da qualche parte, i rimanenti componenti della famiglia (madre e figlio maggiore) riescono a salvarsi in qualche modo, facendosi forza l’un l’altro. Ed è qui che il regista gioca con gli sguardi (terrorizzati) e la devastazione, che si disegna davanti ai loro volti. E qui, come anticipato, Bayona riesce a reggere la suspense, mantiene il livello della disperazione e della tensione, abilmente, alto. Non si sa nulla del resto della famiglia e Maria è chiaramente in fin di vita. La successiva spasmodica ricerca della lacrimuccia da parte di Bayona è leggibile fin dal principio, alternando immagini di cadaveri ammassati a solitudine e lotta per la sopravvivenza. La pellicola si racchiude tutta qui e nel dettaglio degli occhi terrorizzati (che assumono il valore di un monologo strappalacrime) dell’attrice Naomi Watts, nominata agli Academy Awards per la sua interpretazione. E su questa nomination sorgono numerosi dubbi perché la Watts si limita al ruolo della moribonda quasi priva di speranze. The Impossible, pur annoverando all’interno del cast due star indiscusse (McGregor e Watts), si sorregge prepotentemente sulle prove attorali di Tom Holland, Oaklee Pendergast, Samuel Joslin, rispettivamente, all’anagrafe, 12, 7 e 5 anni. Il dolore, il terrore e la felicità passano attraverso gli sguardi di Holland, capace di catalizzare l’attenzione dello spettatore. Difatti la sensazione che trasuda dalla maggior parte delle sequenze in cui sono protagonisti i piccoli attori è la fortissima empatia e una grandissima emozione, che spesso si traduce in commozione. La lacrimuccia sicuramente scende, ma decisamente ci si attendeva qualcosa di più dai veri protagonisti di The Impossible: Maria e Henry. I due genitori si limitano a sbraitare, urlare e disperarsi, ma non infondono quella necessaria terrificante angoscia, che potrebbe facilmente scaturire da una pellicola di questa tipologia.

Insomma The Impossible mischia in modo competente elementi di chiara derivazione horror con stilemi del drammone patetico dalla facile emozionabilità, ma convince a metà. Bayona non sviluppa sapientemente, e con la dovuta capacità narrativa, una vicenda che assume una potenza incredibilmente emozionante esclusivamente perché vera. Se non fosse per questa fondamentale caratteristica, The Impossible sarebbe l’ennesimo disaster movie, nel quale si urla tanto, ci si emoziona poco e interessa ancora meno.

Uscita al cinema: 31 gennaio 2013

Voto: **1/2

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