Quello che so sull’amore di Gabriele Muccino: la recensione

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Nuovamente in terra statunitense, il regista romano confeziona una pellicola parecchio inconsistente e banale.

George Dryer è un ex-calciatore che, a causa di un infortunio, ha dovuto lasciare prematuramente il campo da gioco e la gloria. Dopo aver collezionato donne e trofei, un figlio e un matrimonio naufragato malamente, George prova a reinventarsi cronista sportivo. Inoltre per riallacciare i rapporti con il figlio e la madre si trasferisce a pochi metri di distanza da loro. Nel mentre diviene l’allenatore della squadra di calcio del suo bambino e non passa inosservato tra le mamme dei compagni di squadra. Tra un’avance e un’altra, George proverà a effettuare un profondo percorso di trasformazione.

Nessuna emozione, nessun coinvolgimento. Queste due assenze avvolgono l’ultima fatica cinematografica di Gabriele Muccino. Dopotutto si era già palesata una mancanza d’originalità e pathos in Sette anime (Seven Pounds, 2008). Infatti con l’opera precedente il regista aveva dato segni di smarrimento e questo film doveva essere la sua via d’uscita da un tunnel di reale e comprovata mancanza d’idee. E invece Muccino è rimasto ingabbiato ancora di più nell’oscurità di un microcosmo cinematografico, che ruota intorno, esclusivamente, all’ostentazione di un percorso di cambiamento maschile e che si fossilizza sulla difficoltà dei rapporti umani. Ed è pressoché inutile effettuare un elenco per confermare che l’autore italiano è entrato in un loop senza fine. Quello che so dell’amore (Playing for Keeps, 2012) non si discosta molto dall’approccio mucciniano della vita coniugale e al netto della somma è una pellicola inutile. Perché non aggiunge nulla di nuovo a qualcosa che è già stato detto, rappresentato e analizzato, e la pellicola si dimostra una classica rom com americana non disturbante, anche piacevole da vedere, ma priva di un qualsiasi bagaglio emozionale. In più Muccino la riempie di star indiscusse (Quaid, Biel, Thurman e Zeta-Jones), che si muovono prive di uno scopo di fronte alla macchina da presa. Però un’eccezione deve esserci e questa è l’interpretazione di Butler (il protagonista), che, probabilmente aiutato da una caratterizzazione più compiuta, riesce a farsi apprezzare sufficientemente. Mentre per quanto riguarda il resto si rimane basiti di fronte alla banalità del contenuto (neanche malamente nascosta) e alla semplicità con cui il tutto viene affrontato ed esaminato. Quello che so sull’amore si trascina stancamente verso una conclusione rose e fiori, dopo aver ostentato molti “lacrimoni” e una drammaticità spiccia. Difatti Muccino insiste nella sua personale “campagna” di voler rappresentare a tutti i costi un complicato rapporto padre-figlio, un fallito (nella vita) e il suo percorso di redenzione. Anche l’universo femminile è esclusivamente dipinto come infernale girone mangia-uomini oppure appare privo di un sentimentalismo necessario per comprendere fino in fondo un dramma umano. E dopo questa velocissima carrellata di contenuti e caratterizzazioni, si ha l’impressione che Quello che so sull’amore sia una copia di La ricerca della felicità (The Pursuit of Happyness, 2006) prodotto tanto adorato e commovente. Peccato che in Quello che so dell’amore non ci sia l’appassionata recitazione di Will Smith e un’estremizzazione situazionale adatta a commuovere davvero.

Stroncato oltreoceano (forse perché si sono stancati delle sue commedie dal “sapore” europeo), Muccino raccoglie i cocci, sparsi sullo schermo, di un film abbozzato, che mal si sposa con la sua cinematografia precedente. E per dirla con un personaggio del film (Carl interpretato da Dennnis Quaid) «nella vita non ci sono tiri di prova» e nemmeno passi falsi così evidenti. Gabriele…alla prossima.

Uscita al cinema: 10 gennaio 2013

Voto: *1/2

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