Un mostro a Parigi di Bilbo Bergeron: la recensione

5665-locandina-Un-Mostro-a-ParigiLa classicità non muore mai

L’animazione francese dagli accenni disneyani trova sfogo in Un mostro a Parigi (Un monstre à Paris, 2011), un film non eccezionale, ma facilmente esportabile.

Due corrieri, Raoul ed Emile, nel consegnare un pacco in un laboratorio, versano accidentalmente due composti su una pulce, la quale viene tramutata in un mostro dalle sembianze umane e dalla voce armoniosa. Nonostante il suo conclamato cuore d’oro, Francoeur viene inseguito dalla polizia.

Nella pellicola diretta da Bibo Bergeron c’è un po’ di La bella e la bestia (Beauty and the Beast, 1991), Il fantasma dell’Opera (The Phantom of the Opera, 1925), King Kong (1976) e un pizzico de Il Gobbo di Notre-Dame (The Hunchback of Notre Dame, 1996). Tutto questo calderone di citazioni (volenti e nolenti) produce un film che conferma quanto  i francesi (a differenza nostra, vedi Gladiatori di Roma) siano in grado di realizzare un’animazione semplice, ma particolarmente raffinata. Un mostro a Parigi è ambientato nei primi anni del Novecento parigino, con brillanti sortite di cinefilia spiccia e delle origini (immagini delle prime forme di ripresa) e una sceneggiatura che aderisce profondamente  all’ambiente circostante e al contesto storico. In più è evidente la ricerca di accattivare con canzoncine orecchiabili, ma nulla più, e la possibilità di sbizzarrirsi con qualche momento umoristico slapstick (mai verbale) e con un romanticismo d’altri tempi.

Capitolo doppiaggio: pessimo. Difatti il paese nostrano, appiattendo la pellicola a prodotto minore, non ha lavorato su una caratterizzazione recitativa approfondita, destinando al ruolo principale di Lucille la voce di Arisa (che indubbiamente canta bene, ma non ha fatto della dizione la sua arma principale) e al cattivo di turno Maynott la voce di Maurizio Mattioli, che caratterizza il suo personaggio con un’inclinazione fortemente romanesca. Il risultato è quello di ascoltare voci che si trascinano tra le immagini classiche di un prodotto transalpino, che non eccelle in innovazione, ma in semplicità narrativa e visiva.

Un mostro a Parigi si perde nel finale, ma non è assolutamente disprezzabile. Accattivante (a tratti) e godibile è una pellicola che, nonostante tutto, convince e che si rivolge a un pubblico selezionato.

Uscita al cinema: 22 novembre 2012

Voto: **1/2

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