Lawless di John Hillcoat: la recensione

lawless-locandina-italianaAlcool e sangue

Dopo il post-apocalittico The Road (2009), un gangster movie per Hillcoat. La vicenda è piatta, ma il cast è convincente.

I tre fratelli Bondurat distillano e vendono clandestinamente alcool, inizialmente fuori città, per evitare i gangster che si ammazzano nelle gigantesche avenue, poi successivamente, a causa dell’intraprendenza del più giovane Jack, alzano il tenore di vita e cominciano a trafficare anche in città. Ma l’arrivo da Chicago del feroce deputato speciale Rakes cambia le carte in tavola e mette i fratelli sulla strada di un’inevitabile guerra all’ultimo sangue.

Siamo nei primi anni del proibizionismo. Una voce over introduce la vicenda, racconta alcuni cenni biografici della famiglia Bondurat, gli invincibili e immortali Bondurat, per poi saltellare meccanicamente all’interno della pellicola, palesandosi soprattutto nei momenti più significativi. Hillcoat prende per mano una “storia vera” di contrabbandieri di alcolici per narrarne le gesta in modo assolutamente convenzionale. Eppure qualcosa di nuovo appare in Lawless (2012), ovvero un repentino spostamento narrativo dalle metropoli più famose (Boston, Chicago e New York, nelle quali Al Capone e compagnia scorrazzano indisturbati tra corruzione e carichi di alcool) alla campagna della Virginia. E questo ribaltamento colloca Lawless nel genere gangster “rurale”. Difatti è proprio la commistione dei generi western e gangster a convincere; un miscuglio visivo e scenografico che, nonostante tutto, non disturba.

Tratto dal romanzo (non un caso letterario) di Matt Bondurat, nipote di Jack Bondurat (uno dei protagonisti della pellicola), Lawless si traduce in un film con poco ritmo e una direzione artistica abbastanza convenzionale. La fotografia è sicuramente curata, ma lo stile registico è assolutamente ordinario e piatto. Insomma niente di più di un racconto intriso di sangue, che ostenta vendette e contro-vendette a non finire, ma che mette in luce un’ottima interpretazione di un Tom Hardy in forma smagliante (monosillabico nella sua dura scorza carismatica) e un Guy Pearce, rabbioso, feroce e irriconoscibile. Per il resto il cast si limita a svolgere il compitino a partire da Shia LeBoeuf, attore richiestissimo, ma che in questa pellicola fatica a trovare la sua dimensione riconoscibile.

Lawless appare come l’ennesima opera immersa in un calderone di un genere sovra-sfruttato, che accatasta leggendarie storie e uomini che, costretti dal buio periodo storico, non vengono abitualmente etichettati come delinquenti, ma come rispettabili eroi. Certamente dall’altra parte la corruzione nella polizia e la ferocia imprenditoriale di chi voleva guadagnare sempre e comunque qualcosa da un traffico illegale, non permettono di vedere di buon occhio la legge e i suoi alfieri. L’unico che è riuscito ad appannare la mitica icona del delinquente mafioso e assassino è stato De Palma. Chi si ricorda Gli Intoccabili (The Untouchables, 1987)?

Lawless (letteralmente senza legge) denota una debolezza narrativa e un ritmo eccessivamente rallentato, che difficilmente appassiona. E se le uniche sequenze che si salvano sono quelle dove il sangue scorre copiosamente, allora c’è un problema di sceneggiatura. Inoltre il film di Hillcoat sembra la sbiadita copia di Nemico Pubblico (Public Enemies, 2009): ambizione, rispetto, belle macchine, bei vestiti, soldi e polizia corrotta. Peccato che il confronto con Mann sia impietoso.

Uscita al cinema: 29 novembre 2012

Voto: **

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