Gladiatori di Roma di Iginio Straffi: la recensione

Gladiatori-di-Roma-in-3D-PosterPrima le Winx. Ora il goffo gladiatore

Il padre delle Winx giunge nuovamente al cinema con Gladiatori di Roma (2012), un prodotto senza troppe infamie, ma neppure eccessive lodi.

Timo è un orfano che è scampato all’eruzione di Pompei. Viene accolto e accudito da Chirone, un gladiatore romano, che cerca di istruirlo alla battaglia nella sua accademia. Dopo diversi anni Timo è impacciato, goffo e non nutre nessuna passione se non per la bella figlia di Chirone, Lucilla, ritornata da una vacanza-studio dalla Grecia. Timo è innamorato, ma non ha nessuna speranza perché Lucilla è promessa sposa al forte e invincibile gladiatore Cassio, nipote dell’imperatore Domiziano. Purtroppo Lucilla non è innamorata di Cassio e osteggia le nozze. Il lieto fine è d’obbligo.

Iginio Staffi ci prova. Tuttavia il risultato non è ottimale. Gladiatori di Roma è citazionista e cerca la risata facile. Ma pur cercando di allargare il proprio pubblico (ovvero non focalizzarsi solo su un target bambinesco), la pellicola ostenta una sceneggiatura infantile, che gioca costantemente con situazioni equivoche. Purtroppo a nulla è servito affidarsi a uno sceneggiatore navigato (l’americano Michael J. Wilson) e ideatore di script come L’era glaciale (Ice Age, 2002) e Shark Tale (2004). Difatti il confronto con i colossi statunitensi Pixar e Dreamworks non regge, né nelle sfaccettature grafiche né nella costruzione dei personaggi. L’ambientazione romana è convincente e abilmente curata, ma la grafica è da videogame e la “favola” italiana, di chiara derivazione disneyana, non appassiona fino in fondo. Buone le prove in cabina di doppiaggio di Argentero, della Chiatti e di Belen Rodriguez; tuttavia non bastano a far decollare in modo efficace il film d’animazione di Staffi. Difatti si respira aria di incompiutezza strutturale. Le evidenti scopiazzature (la zazzera di Timo ricorda quella inconfondibile di Azzurro e i marmocchi rimandano agli ironici personaggi Pixar) non permettono a Gladiatori di Roma di spiccare il volo e farsi progetto unico, non aggrappato alle linee guida tracciate dalle major statunitensi. E nonostante una sceneggiatura troppo semplice e priva di una stratificazione tematica invitante, la pellicola si lascia guardare fino agli ultimi frame digitali, che ostentano una morale evidente e condivisibile, ma rivolta esclusivamente a un pubblico infantile: non bisogna barare perché si rischia di perdere le cose a cui si tiene di più.

La debolezza narrativa si fa evidente e la chiara impostazione televisiva non permette a Gladiatori di Roma di ottenere generosi consensi. Staffi ci hai provato…next!

Uscita al cinema: 18 ottobre 2012

Voto: *1/2

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