Paris – Manhattan di Sophie Lellouche: la recensione

Consigliami tu, Woody!

Leggero e godibile, Paris – Manhattan (2012) gioca con la cinematografia alleniana citando e omaggiando. Peccato che con il proseguire della pellicola il confronto si faccia impari.

Alice è una giovane farmacista cinefila. Single e con una passione viscerale per Woody Allen, cura i suoi pazienti non con i medicinali, ma con film d’autore. La famiglia la asseconda, ma è fermamente interessata a trovargli marito. Nel mentre incontra due uomini: uno è belloccio, gli parla di New York e di Cole Porter (facendola emotivamente sciogliere), mentre l’altro è Victor, un esperto di allarmi che non ha mai visto un film di Allen. Un essere così diverso da lei non può che incuriosirla.

Il cinema di Woody Allen è centrale, è il vero motore di Paris – Manhattan. La vicenda si sviluppa su un binario velatamente sentimentale ed è immersa in un’ambientazione borghese, proprio come nei migliori film del regista newyorchese. Purtroppo i rimandi stilistici e recitativi si fermano nella prima metà della pellicola. L’attrice parla con il poster del suo mentore, che gli risponde con battute dei suoi film. La protagonista cura le patologie con dvd d’autore e si impegna in un’indagine che assomiglia molto a quella di Misterioso omicidio a Manhattan (Manhattan Murder Mystery, 1993). Tuttavia per quanto riguarda il resto il film scivola indolore verso un finale a sorpresa, con annessa scomparsa di tutte le idiosincrasie e i sogni d’infanzia, che si sono trattenuti oltremodo nella vita della protagonista Alice. L’autrice si allontana (volutamente) dalla commedia americana standard, tinteggia la sua opera con qualche goccia d’acidità e convince con la delineazione dei caratteri principali e secondari. Alice e Victor sono convincenti nella loro scorza sentimentale negativa e lo stesso gruppetto familiare che li circonda, pur essendo strano e anticonvenzionale, è credibile.

Detto questo, in cosa si perde decisamente la regista Lellouche? In una sceneggiatura che sfrutta malamente gli omaggi e le citazioni alleniani, che li relega a sketch divertenti, ma mal approfonditi. Potevano essere degli incipit interessanti, degli stratagemmi narrativi sui quali si poteva sviluppare l’intera vicenda. Invece rimangono superficiali e imbellettati veicoli di godibilità fine a se stessa. L’originalità alleniana sopravvive per pochi minuti in Paris – Manhattan. Tutto il resto attesta la pellicola a progetto leggero, a tratti fin troppo.

Uscita al cinema: 8 novembre 2012

Voto: **1/2

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