Il sospetto di Thomas Vintenberg: la recensione

I bambini non mentono mai

Quattordici anni fa Festen: critica antiborghese in perfetto stile Dogma 95. Ora Il sospetto supera “il maestro”. Una pellicola nella quale si assapora il capolavoro.

Quanto può essere crudele la società nel momento in cui si insinua nelle dinamiche abitudinarie un tremendo sospetto? A questa domanda risponde, senza mezzi termini e patetismi, Vinterberg, nella sua spietata riunione di “famiglia”. Lucas ha un divorzio alle spalle, ha da poco perso il lavoro nella scuola elementare del paese, ma ne ha subito trovato un altro nell’asilo locale. Lucas è solare e genuino, ha un ottimo rapporto con i bambini e con un gruppo di amici di lunga data, con cui organizza gioviali bevute e battute di caccia. Inoltre sta rinsaldando i rapporti con il figlio adolescente e inizia a frequentare una collega. Ma la piccola Klara, amorevole e visionaria figlia dei suoi più cari amici, accenna alla maestra qualcosa che la vedrebbe coinvolta con Lucas. Qualcosa di osceno e irrimediabile. E basta il sospetto per tagliare fuori dall’intera comunità il protagonista. Iniziano i primi processi sommari. Non importa se il maestro sia innocente, se la giustizia lo scagioni senza ombra di dubbio. Lucas è il mostro. Un pedofilo.

Vinterberg non galleggia nell’ambiguità. Non intesse meccanismi complicati o nascosti per dubitare dell’innocenza di Lucas. L’atteggiamento dell’autore è quello di partire da un assunto fondamentale e imprescindibile (i bambini non mentono mai) per poi spesso ribaltarlo costantemente. È vero i bimbi non mentono, ma la società non è disposta ad ascoltarli quando gli stessi cambiano versione, giustificandoli e auto-convincendosi che il trauma gli ha annebbiato la mente. Ma il regista danese non si sofferma su questo tema, che potrebbe essere mal interpretato, piuttosto muove una critica forte e spietata nei confronti di una collettività che è più propensa ai processi sommari, alla caccia alle streghe, all’assedio nei confronti di un uomo, che si ritrova in un batter d’occhio (quasi) solo contro tutti, anziché aprirsi all’ascolto e al perdono. La bugia e il sospetto divengono un virus, un cancro difficile da estirpare. Una convinzione che va oltre un’amicizia decennale. E neppure un finale apparentemente distensivo riesce a ricomporre i cocci.

Vinterberg si rifà a Festen. Difatti il confronto è d’obbligo. Il regista riunisce (di nuovo) una “famiglia”, composta da amici estremamente legati l’un l’altro, ed esegue con macchina da presa più ferma, ma non per questo meno oppressiva, una brutale critica. E se il celebrato Festen era stato uno degli esperimenti dogmatici più riusciti, Il sospetto rincara la dose sbriciolando le dinamiche “familiari” di una collettività spensierata e affrontando nuovamente come incipit principale quello degli abusi sessuali nei confronti dei minori. Inoltre in aiuto a Vinterberg arriva l’intensa e partecipata prova attoriale di un Mads Mikkelsen (per chi non se lo ricordasse il villain di Casino Royale) in stato di grazia. Il dolore e l’isolamento sociale forzato si disegnano sul volto segnato dell’attore danese, che se inizialmente si cimenta in un’interpretazione votata alla sottrazione emozionale e allo sgomento indecifrabile, con il passare dei minuti la sua prova si fa empatica, un grido di aiuto nei confronti dello spettatore. Insomma Vinterberg riesce nell’intento di sfondare, senza indugi, la quarta parete e a farsi profondamente coinvolgente. I continui preconcetti, nei confronti del protagonista, assumono una forma tremendamente surreale; una sequela di pregiudizi e forzature emotive, che non essendo avvalorate da prove confermate, fanno pensare a una superficialità ideologica.

Il sospetto funziona in modo impeccabile. È equilibrato e riesce ineccepibilmente a toccare con intensa partecipazione tutti i temi che si disegnano sullo schermo. Vinterberg realizza il suo capolavoro e il fatto che non abbia dovuto, dal punto di vista puramente stilistico, ricorrere ai classici stilemi del movimento Dogma 95, è sicuramente un punto a suo favore.

Un’escalation d’isteria collettiva e un’analisi antropologica e sociologica misurata, contrappuntati da un montaggio e un movimento di macchina asciutti. Tutto questo è Il sospetto: una pellicola disturbante, che mette il dito in una piaga dolorosa e pulsante.

Uscita al cinema: 22 novembre 2012

Voto: ****

Leggi la recensione anche su Persinsala

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