Acciaio di Stefano Mordini: la recensione

Provincia meccanica 2

Dal romanzo al grande schermo, Acciaio ci ricorda che esiste ancora una Provincia meccanica.

Ci troviamo a Piombino: sole accecante che non ammette tregua, mare e di fronte l’Isola d’Elba. Mordini (alla sua opera seconda non documentaristica) ci racconta, attraverso le pagine della scrittrice Avallone, una serie di esistenze spezzate, in procinto di svoltare o tremendamente abitudinarie, segnate dall’adolescenza oppure dal lavoro in fabbrica. Sullo schermo si disegnano principalmente tre caratteri: Francesca, Anna e Alessio (fratello di quest’ultima) e sullo sfondo si staglia la figura secondaria di Elena. Francesca e Anna sono due ragazze che passano la maggior parte delle loro giornate estive tra amori frugali e una casetta in lamiera in riva al mare. Anna però si innamora e la simbiotica amicizia, che le contraddistingue, comincia a mostrare le prime impercettibili crepe. Nel mentre Alessio continua imperterrito il suo lavoro presso l’acciaieria cittadina, fulcro economico e ideale simbolo di ambizioni andate in fumo. Ed è qui che Mordini disegna di nuovo la sua “provincia meccanica”, aderendo sensibilmente all’attualità di un’Italia in cassa integrazione. Per il resto la pellicola si muove lenta e “annoiata” intorno alle giornate lavorative (perennemente l’una uguale all’altra, come se l’acciaio fuso prendesse corpo e avvolgesse gli operai dello stabilimento) e agli screzi adolescenziali che travolgono Anna e Francesca.

Acciaio dimostra di essere un buon film, decisamente un prodotto convenzionale, ma che punta moltissimo su una vicenda fortemente empatica. E la capacità di Mordini (nel soffermarsi in modo documentaristico sulle problematiche operaie del nostro paese: doppi turni, esodati e sicurezza sul lavoro) rende appetibile una pellicola, che a tratti appare svuotata (narrativamente parlando) e ripetitiva. Inoltre l’inazione perpetua di Acciaio (probabilmente voluta per riflettere verosimilmente una provincia nella quale gli accadimenti si fanno attendere costantemente) non permette allo spettatore di far proprio un filo narrativo riconoscibile. Difatti l’opera di Mordini appare a volte un’indagine sull’instabile età adolescenziale, mentre altre situazioni suggeriscono che sia prontamente incentrata sul tema lavorativo. Due temi che si fondono e proseguono di pari passo su un binario che mantiene fino all’ultima sequenza una tensione drammatica ragguardevole. Dopotutto, per l’intera durata delle pellicola, si respira aria di tragedia e quando questo accade, normalmente, le attese non vengono disilluse. Una prevedibilità scioccante, ma non del tutto necessaria.

Inoltre il regista pone in risalto un’interessante fotografia naturalistica e un cast all’altezza delle aspettative: le due giovani Anna Bellezza e Matilde Giannini, che con naturalezza rendono credibile e intimamente puro un rapporto morboso, e Michele Riondino, un fratello maggiore e allo stesso tempo un operaio, una figura secondaria, che appare e scompare con energica compostezza. Un attore che, in modo compiuto, non fa pesare sulla pellicola il suo status di “primadonna”.

Acciaio ci ricorda che la classe operaia esiste ancora. Non è una pellicola memorabile, ma un interessante spaccato provinciale, nel quale l’acciaio salda i rapporti. Indissolubilmente.

Uscita al cinema: 15 novembre 2012

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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