Io e te di Bernardo Bertolucci: la recensione

Lorenzo e Olivia. I nuovi “dreamers” di Bertolucci

Nove anni fa c’era The Dreamers: adolescenti chiusi in casa mentre fuori impazzava il ’68 francese. Oggi Io e Te: un luogo chiuso, nel quale due ragazzi “difficili” imparano a conoscersi e a superare i rispettivi problemi.

Ammaniti scrive e Bertolucci dirige. Il binomio letteratura-cinema Ammaniti-Salvatores viene temporaneamente interrotto e l’ultimo, breve, romanzo dello scrittore romano viene acquisito con piena consapevolezza da Bertolucci, tornato dietro la macchina da presa. Tuttavia la pellicola non rispecchia pienamente il libro, o perlomeno, non è letteralmente aggrappata alle pagine del racconto. Difatti Bertolucci tagliuzza (soprattutto il finale) e rimodella il testo alle sue esigenze, ritrovando, con energica passione cinematografica, alcuni dei suoi temi preferiti. L’adolescenza (età complicata, con conseguente volontà di chiudersi in se stessi per ritrovarsi pienamente), il rapporto madre-figlio (meno marcato, ma evidente a causa di un viscerale legame, che trasuda dalle battute di Lorenzo) e soprattutto il luogo chiuso. La cantina nella quale si rinchiude Lorenzo (quattordicenne che tende a isolarsi dal mondo e che fatica a relazionarsi con i coetanei) diviene un micro-mondo, che non ammette intromissioni esterne. Un luogo di pace per una settimana. La settimana bianca che tanto aveva rassicurato la madre e che le aveva fatto credere che Lorenzo avesse cominciato a integrarsi socialmente. Invece l’adolescente aveva preparato tutto alla perfezione: computer, coca-cola a profusione, succhi di frutta, cibo in scatola variegato e un formicaio. Ma l’improvviso arrivo della sorellastra Olivia (alla ricerca di un vecchio scatolone) rovina i piani, scatena litigi e apre a una convivenza forzata e dolorosa. Perché Olivia è un’eroinomane e sceglie la cantina come “spazio” per disintossicarsi.

Io e Te è un film claustrofobico, sia dal punto di vista dell’ambientazione, che dal punto di vista filmico. Solamente alcune puntatine esterne (esclusivamente funzionali a dare l’idea del tempo che passa) della macchina da presa, rigorosamente direzionata sulla finestrella a livello della strada, si estraniano dalla “fuga dalla realtà” di Lorenzo. Una cifra stilistica intima, ma allo stesso voyeuristica. Uno sguardo esterno distaccato e controllato. Il tutto appare estremamente irreale: i due protagonisti sembrano all’interno di un limbo ovattato, nel quale le urla di sofferenza di Olivia rimbalzano contro le fredde e interrate mura per poi sbalzare fuori dallo schermo. E questo porta (in pochi giorni) a una maturazione reciproca, che viene ostentata e sublimata attraverso il dolore esistenziale e fisico.

Probabilmente chi ha letto e apprezzato il libro non si aspettava questa lettura stilistica rigorosa e a tratti esemplificativa. Alcune sequenze risultano quasi accessorie per raggiungere il culmine finale, nel quale l’intenso rapporto di “dipendenza” reciproca si scioglie in un abbraccio e in un dolce passo a due sulle note di un inedito Bowie. Difatti la canzone Ragazzo solo, ragazza sola si sostituisce alle battute e si attesta a summa dell’intera pellicola.

Nonostante tutto Bertolucci, tagliando e cucendo, piega al suo volere il romanzo, mantiene la stereotipia tossica di Olivia, non stravolge il personaggio di Lorenzo, ma lo rende forse meno caratterizzato sotto il profilo psicologico ed elimina la prevedibilità (fortemente emozionale) di Ammaniti. La claustrofobia di un luogo asettico, ma decisamente modificabile secondo il vissuto dei protagonisti (che si conoscono a malapena), si apre, nelle sequenze conclusive, a un alone di speranza, che viene reso forse significativamente dall’emblematic shot dedicato a Lorenzo. Una speranza ricercata e ottenuta in un finale sospeso e paradossale, sotto certi punti di vista.

È necessario effettuare uno scarto critico tra il film e il romanzo. È obbligatorio distanziare i due prodotti e godere appieno di una pellicola, che con partecipazione narra, convincendo, il difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta. E questo non vale esclusivamente per Lorenzo; anche Olivia, pur essendo una venticinquenne “consumata” (dall’eroina) si comporta come una quattordicenne viziata e capricciosa. Io e Te è una pellicola che ostenta un luminoso ottimismo e, pur essendo a tratti distante dalla scrittura fortemente espressiva di Ammaniti, si lascia apprezzare. E si gradisce doppiamente per il ritorno dietro la macchina da presa di un maestro indiscusso, che solo due anni addietro aveva dichiarato di non voler più girare cinema.

Voto: ***1/2

Uscita al cinema: 25 ottobre 2012

Leggi la recensione anche su Persinsala

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