Ballata dell’odio e dell’amore di Alex de la Iglesia: la recensione

Este payaso es loco

Folle, bizzarro e assolutamente allegorico, Ballata dell’odio e dell’amore (Balada triste de trompeta, 2010) mette a “ferro e fuoco” gli ultimi anni del franchismo.

L’ironia e l’orrore si confondono nell’ultima pellicola diretta da Alex De La Iglesia. Sullo sfondo la dittatura franchista, giunta agli sgoccioli ma ben radicata, a causa della sua feroce permanenza per oltre 30 anni nella quotidianità del popolo spagnolo. Le repressioni violente (ben ostentate nelle prime sequenze del film) si specchiano nella popolazione, che diviene parte attiva e rappresentazione metaforica, pur non avendo colpe. E allora ecco che spaccati di storia reale e vissuta, attraverso spezzoni di repertorio di telegiornali fascisti, osservati e ascoltati impotentemente, divengono parte integrante della pellicola. Ma parliamo della trama del film. 1937: il Pagliaccio Tonto sta eseguendo un divertente numero davanti a un nutrito numero di bambini, che apprezza rumorosamente. In lontananza si sente lo scoppio di diverse bombe e subito dopo entra all’interno del circo un gruppo di militari, che assolda su due piedi tutti i saltimbanchi. Il piccolo Javier corre incontro al padre (il Pagliaccio Tonto), ma non riesce a fermarlo. Il pagliaccio, dopo aver compiuto una carneficina, viene catturato e messo ai lavori forzati. Nel mentre Javier è cresciuto e, pienamente votato alla vendetta, cerca di liberare il padre, creando trambusto all’interno di una cava. Purtroppo nello scoppio della bomba lo stesso genitore rimane ucciso. Passano 30 anni e Javier ha scelto di intraprendere l’impiego del padre, ma essendo privo dell’innocenza e della spensieratezza bambinesca, si cala nei panni del pagliaccio triste. Al suo primo impiego affianca Sergio, tanto divertente di fronte ai bambini quanto folle nella vita privata. Li accomunerà l’amore per la bellissima Natalia.

Il montaggio concitato e i continui e repentini cambi di registro probabilmente divengono più un difetto che un pregio per Ballata dell’odio e dell’amore, una pellicola che corre velocissima, forse eccessivamente, e che in alcuni punti appare ridondante e fracassona. De La Iglesia punta tutto sul grottesco e sull’estremizzazione dei personaggi, che divengono la cartina tornasole (horror) di un periodo storico buio, come quello franchista. Inoltre il regista si vota al masochismo (quello passionale di Natalia, impaurita dal male ma allo stesso tempo attratta, oppure quello autolesionista di Javier) portato alle sue massime conseguenze e a una nostalgia, insita nell’ipnotica e seducente balada triste, che non si esplicita sufficientemente nelle pieghe delle sequenze del film.

Vendetta, vendetta e ancora vendetta; e quando questa manca, la pellicola diviene folle. Squilibrata nella sua messinscena barocca e a tratti fumettistica (la fotografia è forse l’aspetto tecnico più convincente) e nel suo disturbante e convulso ritmo, che rende il tutto molto meno comprensibile, Ballata dell’odio e dell’amore dimentica l’unità di tempo, o perlomeno non appare del tutto lineare.

Quel che rimane sicuramente è una forte impronta metaforica; un’allegoria limpida che nasconde, sottilmente  una denuncia nei confronti del potere dittatoriale di Franco. Non essendo sempre facilmente visibile, perché mascherata da una costruzione narrativa e visiva eccessiva, il regista ce la fa assaggiare a piccoli bocconi, grazie anche ad alcune battute emblematiche. Eppure il malcontento popolare e l’intensa volontà, da parte di De La Iglesia, di rappresentare un paese maledetto e privo di possibilità certe, saltano all’occhio vividamente scrutando sotto una superficie filmica, che pare ostenti esclusivamente violenza e sangue. E allora ecco che la deturpazione autolesionista diviene funzionale per immedesimarsi appieno con l’opprimente “potere forte”. Ovvero trasfigurarsi in grotteschi portatori di morte e distruzione. Difatti pare che l’unico modo per poter combattere, tragicamente, il regime fascista (secondo il regista) sia divenire parte di esso; un piccolo brandello, ma decisamente destabilizzante.

Ballata dell’odio e dell’amore è una pellicola difficile da interpretare e da apprezzare appieno. Bisogna saper leggere tra le righe di un cinema che, per cercare di sconvolgere a tutti i costi, rischia di mischiare, non adeguatamente, denuncia e spettacolarizzazione horror. Spesso fine a se stessa.

Uscita al cinema: 8 novembre 2012

Voto: ***

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