Candidato a sorpresa di Jay Roach: la recensione

Repubblicani tremate

Will Ferrell non si discosta dalla filmografia demenziale e retorica allo stesso tempo. In Candidato a sorpresa (The Campaign, 2012) lo affianca Zach Galifianakis; tuttavia il risultato non cambia.

Non ci troviamo alle elezioni presidenziali. La campagna elettorale si attesta a un livello più basso, ovvero alle primarie del partito repubblicano per occupare una sedia al Congresso. Per diversi mandati Brady non ha avuto rivali e, limitandosi a firmare un pezzo di carta, è riuscito a ottenere la tanto ambita seggiola. Tuttavia a causa di uno scandalo telefonico, la potentissima lobby che finanzia il deputato decide di concentrarsi su un nuovo candidato, Huggins.

Will Ferrell è il politico menefreghista, donnaiolo e oratore consumato, che stila i suoi discorsi ruotando intorno e scambiando a suo piacimento, esclusivamente, tre parole care al popolo statunitense: America, Gesù e Libertà. Mentre Galifianakis è il classico stolto di paese, sovrappeso e iper-cattolico. Lo scontro promette fuochi d’artificio, grazie anche all’apporto del consulente Tim, eppure Candidato a sorpresa stiracchia il sorriso, ma eccede in campagne pubblicitarie di dubbio gusto e colpi bassissimi. Il regista Jay Roach non si perde d’animo e guarda agli affari politici con intensa (?) denuncia demenziale e non tralascia (come nelle migliori commedie americane) un finale buonista e retorico. Tutto si risolverà in una bolla di sapone, sbandierando ottimi intenti e mantenendo promesse ostentate in campagna elettorale. Ma tutto questo rimane su uno sfondo sbiadito, che mette in evidenza i due comici in un duetto che si rivela, al netto della somma, puerile e raffazzonato. Ferrell sguazza nel ruolo e non perde un attimo per rivelarsi un interprete volgare e macchiettistico e Galifianakis non è da meno. Il suo apporto recitativo è apparente, non forza mai la mano e si lascia progressivamente sopraffare dall’appeal comico di Ferrell. Insomma un Galifianakis sotto tono e poco a suo agio. Intanto sullo sfondo si muovono John Lithgow e Dan Aykroyd, i poteri economici del film e della politica, due fugaci apparizioni, che confermano la debole volontà di Roach di denunciare il capitale finanziario che muove i fili degli affari pubblici, in questo caso quelli repubblicani.

Probabilmente da Candidato a sorpresa ci si aspettava qualcosa di più consistente e qualche citazione maliziosa in più. Eppure la pellicola si limita a campagne pubblicitarie pseudo-pornografiche e paternalistiche e a qualche pugno sferrato (inconsapevolmente?) alla politica statunitense, proprio sotto elezioni presidenziali. Difatti un pizzico di serietà trapela ed è a dir poco agghiacciante.

Uscita al cinema: 21 settembre 2012

Voto: **

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