Cogan – Killing Them Softly di Andrew Dominik: la recensione

Anche i delinquenti soffrono la crisi

Dominik trasmigra dal selvaggio West ai bassifondi della metropoli senza convincere pienamente.

La crisi finanziaria statunitense viene vista dal basso ed è scandita incessantemente dai discorsi di rinascita economica da parte di un Obama in odore di elezione. Dopotutto Cogan – Killing Them Softlyè un noir suburbano e sembra esclusivamente questo, se non per il martellamento continuo da parte del regista, che pone l’accento su una metropoli malata e su una nazione che lo è altrettanto. La mancanza di liquidità e le difficoltà finanziarie si riflettono non solo su un mercato che si piega su se stesso e si spezza, ma incidono pericolosamente anche sulla criminalità organizzata e sui pagamenti che necessita un killer per svolgere il suo lavoro. Il mercenario è Cogan (un Brad Pitt sufficientemente calato nel personaggio), che snocciola pillole di saggezza e regolamenti di conti (non sempre essenziali). L’intermediario è un Richard Jenkins pacato e ordinario, mentre il capro espiatorio è un Ray Liotta che subisce pestaggi lungamente ostentati. I veri colpevoli di una rapina a una partita di poker della mafia sono due ragazzi inadatti e raffazzonati. La faranno franca?

Tuttavia Dominik si concentra principalmente su tutto quello che avviene al di fuori delle pallottole che sibilano nell’aria, sfondano finestrini e si conficcano nel cervello di un qualunque delinquente (tutto rigorosamente montato in curati slow motion). Difatti la voce over di Obama rimbomba nelle televisioni e nelle radio dei bassifondi di una città senza nome, specchio di una nazione che sopravvive e che con apprensione scruta anni bui, sperando nella rinascita. Ma oltre a un contenuto intrigante e uno stile registico ricercato, ma che rasenta l’autocompiacimento, cosa resta? Un noir piatto, verboso, poco avvincente e coinvolgente. Nonostante l’ambientazione sia suggestiva e la fotografia di Greg Fraser (plumbea, metallica) faccia il resto, l’azione si fa trascinata (piuttosto che trascinante) e tutta l’anticonvenzionalità che si respira in Cogan – Killing Them Softly si dimostra poco essenziale, anzi quasi inopportuna.

Dominik scansa il patriottismo e rinnega l’unità di una nazione sull’orlo del baratro. Dissolve l’american dream e non ostenta i valori della famiglia in modo patetico. Inoltre rimarca costantemente che in America si è soli. E il denaro comanda. E mentre Cogan richiede a gran voce il suo denaro a fine pellicola, la tesi di Obama (in sottofondo) stride in modo dissonante.

Uscita al cinema: 18 ottobre 2012

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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