Ted di Seth MacFarlane: la recensione

Teddy Bear fuma gli spinelli

Irriverente favola moderna, Ted proietta il successo televisivo di MacFarlane sul grande schermo.

Il regista è l’autore de I Griffin e da questo punto di vista il successo sembra assolutamente assicurato. Difatti MacFarlane, ostentando il suo innato sarcasmo che non risparmia nessuno (ebrei, vip e 11 settembre), destruttura dall’interno il mito infantile americano (il teddy bear) e lo tramuta in qualcosa di sconveniente, di politicaly uncorrect. L’orsacchiotto compagno di mille notti comincia a parlare, a causa del desiderio natalizio del bambino John Bennett e, sempre a causa di questa sua capacità, diviene una star della televisione. Tuttavia con il passare degli anni il suo diventa un volto consumato e passato di moda e allora droga, sesso e alcool cominciano a entrare a far parte della sua vita. Tuttavia c’è una costante nella sua “paffuta” esistenza: il suo inseparabile amico John.

Ted è una favola metropolitana e parecchio surreale, ma non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso da MacFarlane. Dopotutto dopo aver dato vita a Brian, il cane parlante de I Griffin, e Roger, l’intellettuale, metrosexual sarcastico alieno di American Dad, è plausibile e convincente la creazione di Ted, l’orsacchiotto dietro cui si nasconde il protagonista John (Mark Wahlberg), incapace di crescere, di prendersi le proprie responsabilità e di instaurare un rapporto maturo con la compagna Lori (Mila Kunis). Infatti Ted diviene strumento e specchio della sua dimensione ancora fortemente legata all’adolescenza. Il lavoro e la vita privata divengono elementi marginali: meglio drogarsi con il suo migliore amico Ted. E pur nella sua surrealità, anticonvenzionalità e volgarità, Ted convince e diverte. La vicenda si sviluppa in modo apparentemente semplice, dopotutto. E rivela, in chiusura di pellicola, anche un ipotetico futuro per i personaggi secondari (con riferimenti ad attori famosi che si sprecano), oltre che un sottotesto, nonostante un radicato cinismo, buonista e nostalgico. Perché tirando le fila, Ted si rivela una favola, sotto numerosi punti di vista, assolutamente irriverente, ma pur sempre una favola, con tanto di voce introduttiva ed enfatica. Il bambino si nasconde abilmente all’interno delle adulte spoglie del personaggio principale e viene fuori periodicamente in tutta la sua immaturità. Dopotutto basta l’apparizione di un imbolsito Flash Gordon per riportare John ai fasti dell’adolescenza, in cui tutto era più semplice e privo di responsabilità. Però la crescita è necessaria e il distaccamento, seppur forzato, dai simulacri della gioventù passata è essenziale.

A tratti esilarante, Ted però dimostra come il regista decida di alzare il piede dall’acceleratore troppo presto, non sfruttando a pieno tutte le variabili comiche, che lo status di un personaggio come Ted, avrebbe potuto avere pienamente a disposizione, con corrispettivo placido benestare dello spettatore. Citazionista e contraddistinto da una colonna sonora da sit-com familiare, semplice nello sviluppo degli avvenimenti e nei contenuti (seppur estremizzati in modo volgare), il primo film live action di MacFarlane diverte senza mai scadere nella farsa puerile e facilona. Dopotutto l’orsacchiotto di peluche appassiona; certamente si poteva ridere di più (le serie televisive di MacFarlane parlano chiaro), eppure a fine visione non si rimane scontenti oppure delusi. Difatti, pur dovendo necessariamente fare i conti con il sarcasmo curioso e anticonvenzionale dei prodotti televisivi di casa MacFarlane, Ted riesce a reggere il confronto in modo confortante, non disattendendo le aspettative di numerosi fan.

Uscita al cinema: 4 ottobre 2012

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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