Magic Mike di Steven Soderbergh: la recensione

Non solo strip…

Soderbergh crea un impianto tradizionale ed esteticamente prevedibile, tuttavia il risultato è un’ esternazione della situazione borderline che caratterizza il microcosmo dello spogliarello maschile.

La storia è (quasi) vera. Prendendo ispirazione dalle prime esperienze di Tatum (protagonista e vero motore della pellicola) nel campo dello spogliarello maschile, Soderbergh disegna un universo (intimo) parecchio desolante, nel quale sesso occasionale, droga, soldi e manie di protagonismo sono i veri padroni. Non mancano sicuramente delle sortite ironiche. Difatti si ride a tratti delle situazioni in cui Magic Mike (Tatum), stripper navigato, fa da improvvisato Caronte al giovane Kid (Pettyfer). Il tam tam pubblicitario è stato forte e senza peli sulla lingua. Il trailer distribuito nelle sale ha invogliato il pubblico femminile a recarsi al cinema in massa. Ma Magic Mike (2012) non si sofferma esclusivamente su corpi scolpiti intenti ad allietare spettatrici femminili, contraddistinte principalmente da urletti di approvazione. Il regista svela mano a mano un lato parodistico sempre più evidente, che costantemente sembra voler togliere quella patina di verosimiglianza. Eppure proprio il marcato lato ironico accentua lo sguardo intimista sulla realtà di un mondo stabilmente borderline. Un facile e appagante successo, nei confronti del sesso opposto, che può sfociare in una visione distorta della realtà. E questa è la sensazione che inonda in modo travolgente Kid, giovane apprendista attraente, che ha visto una via di fuga dalla sua deludente esistenza. Ma focalizziamo il nostro sguardo sul personaggio di Mike: vero e proprio idolo delle folle, non toglie mai la maschera di adone e, mentre sul palco è un fattore positivo, nella vita di tutti i giorni risulta una macchietta. Ostenta soldi e sogni mai realizzati, approccia il prossimo come si approccia una ragazza in un locale ed esibisce una consapevolezza figlia di un successo strabiliante, ma con poche prospettive. Solo quando effettuerà un percorso coscienzioso riuscirà a comprendere veramente cosa vorrà dalla sua vita.

Inoltre Magic Mike denota un McConaughey oltremodo caratterizzato e a pieno nelle parte. Gli “addominali più espressivi del cinema” si “afflosciano” in favore di un’interpretazione convincente. Muscoloso e caricatura allo stesso tempo, lo spogliarellista Dallas usa tutte le armi a sua disposizione: avvenenza, volgarità e ancora avvenenza. Ma lui non si “sporca le mani” sul palco. Lui presenta e basta.

Soderbergh gioca molto meno con i filtri colorati, si fa meno autorale e più tradizionale e, mette in scena la vicenda di un bravo ragazzo che crede ancora nell’American Dream, quello perseguito quotidianamente con forza d’animo e qualche sacrificio. Tuttavia nel momento in cui Mike si specchia negli occhi di Brooke (la sorella di Kid) e riconosce quei limiti, che ha costantemente oltrepassato, pone i piedi per terra e guarda al futuro. Mentre in sottofondo riecheggia It’s raining man.

Uscita al cinema: 21 settembre 2012

Voto: ***

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