Gli equilibristi di Ivano De Matteo: la recensione

Il sottile e instabile filo della vita: il divorzio è per i ricchi!

Presentato a Venezia 69 nella sezione Orizzonti, Gli equilibristi è l’ultimo film di Ivano De Matteo. La rapida discesa agli “inferi” di Giulio, quarantenne capace di prendersi le proprie responsabilità e “osare” separarsi dalla moglie.

La macchina da presa si muove fluidamente tra gli scaffali e gli archivi del Comune di Roma. Appoggiati al muro un uomo e una donna, sfuggevolmente, ci vengono mostrati in atteggiamenti intimi. Lui è Giulio, dipendente statale, marito di Elena (Barbora Bobulova), padre di due figli (Camilla e Pietro), gravato dal mutuo della casa e dalle rate dell’automobile. L’altra è una sua collega. Immortalato il tradimento (e ostentato dal regista nella prima scena), non viene perdonato da Elena. Anzi De Matteo fa addirittura un passo avanti, non soffermandosi sulla scoperta dell’adulterio e sugli sms scabrosi, ma mostrando la coppia già in crisi. La scappatella c’è stata. Lui ha torto e lei ragione.

Il regista romano, giunto al suo terzo lungometraggio (al suo attivo ha anche 9 documentari), sceglie di indagare la caduta libera di Giulio verso un’esistenza costellata da alimenti, estenuanti ricerche di case in affitto e di doppi lavori per poter riuscire a mangiare. Dopotutto lui ha un impiego (ben?) pagato presso il Comune, eppure tutto si raddoppia e si fa più complicato. Anche l’affetto incondizionato per i figli si livella rapidamente e diviene ben presto disaffezione, tramutandosi in una totale indifferenza, in un’apatia estrema e in una pessima considerazione di sé stesso. A un certo punto spunta addirittura il tarlo del dubbio che lavori ancora, perché De Matteo lo insegue per i bassifondi capitolini e le solitarie nottate passate in auto. Lo stesso regista ci smentisce prontamente.

Gli equilibristi, pur sensibile, empatico e attuale, fa sovvenire una domanda: ma la condizione di Giulio è eccessivamente estremizzata o reale? La verità sta nel mezzo perché se i problemi sono concreti e colpiscono tantissime persone (in un periodo storico nel quale il costo della vita si alza e gli stipendi faticano ad adeguarsi), la sua situazione da semi-clochard non ammette speranza e possibilità di rivalsa personale. De Matteo calca troppo la mano, probabilmente per cercare con un climax, che costantemente tende il filo della disillusione e del patetismo verso il basso, la lacrimuccia a fine pellicola. Inoltre il cineasta sembra che voglia scoprirsi autore, utilizzando uno stile ricercato, che a tratti risulta incongruo con la vicenda narrata, soprattutto ostentando una regia principalmente soggettiva contraddistinta da plongée, contre-plongée e piani-sequenza.

Capitolo Mastandrea: l’attore delizia gli occhi e rende verosimilmente il suo personaggio con una caratterizzazione dotata di una mono-espressività regolare, ma che nasconde, sotto gli occhi scavati dal sonno, una tristezza e un dolore assolutamente comprensibili. Insomma un’interpretazione superba.

Nonostante tutto De Matteo riesce ad appassionare, non scivolando in una costruzione narrativa sterile e macchinosa, ma manifestando anche una sottile ironia (battute romanesche e simpatici siparietti). Inoltre Gli equilibristi si fa apprezzare per la sua facilità di comprensione e l’adesione a un’attualità di fondo. Promosso con riserva.

Uscita al cinema: 14 settembre 2012

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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