Hunger Games di Gary Ross: la recensione

Adattamento adolescenzial-letterario per tutti

Interessante lavoro sulla sopravvivenza e sul rapporto media-potere, Hunger Games (2012) non è solo cinematografia adolescenziale, ma cinema di grande impatto attuale.

Suddiviso in due tronconi ben distinti (la preparazione al reality e il duello letale dei 24 partecipanti), il film diretto da Gary Ross si presenta con una costruzione narrativa avvincente e per nulla banale. La pellicola ha decisamente interesse a raggiungere un pubblico giovane, ma non si attesta su modelli preesistenti (la saga di Twilight), discostandosene obbligatoriamente e cercando di scavare in profondità per evitare di offrire uno spettacolo superficiale. Hunger Games, pur rivolgendo il suo sguardo a un futuro distopico (gli Stati Uniti non esistono più, esiste solo la nazione di Panem suddivisa in 12 distretti, con a capo l’abbiente Capitol City), è decisamente attuale. Difatti l’opera è interessata ad analizzare il rapporto potere-media in modo assolutamente moderno, utilizzando come veicolo privilegiato la televisione, spettacolo effimero e manovrato dall’esterno. Attenzione al gradimento del pubblico, vicende strappalacrime, visibilità, ricerca degli sponsor e amori costruiti a tavolino sono gli elementi ricorrenti della prima ora di Hunger Games. Peccato che Gary Ross non riesca pienamente a cavalcare questo enorme giacimento di sottotesti e tematiche marginali, che avrebbero reso la manipolazione mediatica più convincente e meno allegorica. L’eccentricità degli abitanti di Capitol City è esasperata, anche se si avvicina pericolosamente all’utente televisivo medio, pronto a sbavare di fronte a un presentatore perennemente con il sorriso sulle labbra e dotato di una risata sguaiata. Dopo questo lungo incipit, funzionale e necessario allo sviluppo della vicenda, avviene un cambio di ritmo (serrato e impreciso) e di registro registico. Ross comincia a sporcare le inquadrature, violenta i 24 partecipanti con una brutalità inaudita, anche se molto spesso velocissimamente accennata (magistrale è la sequenza dell’arena, nella quale i protagonisti si avventano su viveri e armi, girata in un silenzio surreale, in cui nemmeno il rumore dei corpi, che cadono colpiti a morte, si avverte). Una violenza necessaria per aderire compiutamente alla bestialità di un reality che prevede un solo vincitore e che ricorda agli abitanti dei 12 distretti che Capitol City decide il loro destino. Gli Hunger Games sono una punizione, un castigo, una perenne spada di Damocle sulla testa di persone, che faticano a vivere in condizioni accettabili. Ed è proprio dal distretto più povero e disastrato (il dodicesimo) che giungono Katniss (una splendida e bravissima Jennifer Lawrence) e Peeta.

Oltre al potere (politico e mediatico), in Hunger Games fanno capolino altre tematiche, come l’amicizia, l’amore (che sia vero o inventato non importa, quello che importa davvero è lo spettacolo), il coraggio, il sacrificio e la sopravvivenza. Tutti temi che faticano a disporsi sullo stesso livello del potere dominante di Capitol City: vere e proprie minacce al controllo assoluto della capitale e alle scricchiolanti fondamenta di una gerarchia piramidale, nella quale i poveri rimangono schiacciati e devono lottare per sopravvivere. Anche di fronte a una telecamera.

Hunger Games è l’estremizzazione della spettacolarizzazione televisiva e dell’importanza del suo valore sociale e politico. Si arriverà mai a tanto?

Uscita al cinema: 1 maggio 2012

Voto: ***

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...