Eva di Kike Maillo: la recensione

I sentimenti umani travolgono quelli cibernetici

A metà strada tra melodramma e fantascienza, Eva (2011) è un film che si pone l’eterna domanda bioetica sull’intelligenza artificiale.

Alex Garel è un ingegnere cibernetico che ha un sogno: realizzare un automa dotato di cuore e anima. Tornato a Santa Irene si stabilisce nella casa paterna e ritrova i progetti lasciati a metà. Successivamente Alex scopre che il fratello David ha una bambina ed è legato sentimentalmente a Lana, sua vecchia fiamma. La bambina si chiama Eva e nutre un viscerale interesse per lo zio e il suo lavoro.

Kike Maillo apre con il botto: una donna cade da un precipizio, una bambina corre forsennatamente verso una casetta immersa nella neve, bussa nervosamente a una porta e crolla a terra. Sembra l’incipit di un thriller ben avviato e un lungo flashback ci porta all’inizio della vicenda. Un futuro prossimo e fittizio accoglie lo spettatore: gli automi (maggiordomi e animali domestici)  vivono e sono al servizio degli esseri umani. Alex è un brillante scienziato, che torna alle sue origini per concludere un progetto avviato dieci anni prima: un automa bambino.

Un deja-vu attraversa la mente dello spettatore. Un argomento di questo tipo era stato trattato anche da Spielberg in A.I. Intelligenza artificiale (A.I. Artificial Intelligence, 2001), evidenziando chiare influenze collodiane. Eppure qui lo script è molto meno accattivante, assume le tinte del thriller senza mai aderire pienamente agli stilemi del genere. Quello che si osserva in Eva è un misurato (forse fin troppo) sfruttamento del ritmo, che rallenta progressivamente per poi scivolare inesorabilmente in una costruzione narrativa melò, con annessi triangoli amorosi. Eva diviene oggetto di studio, ma la costruzione dell’automa da parte di Alex si tramuta in una vicenda secondaria, necessaria per lo sviluppo della storia, ma decisamente sacrificata sull’altare della melodrammaticità. Ed è proprio per questo che la pellicola catalana perde progressivamente di interesse e rivela di avere ben poche risposte moralmente illuminanti sull’intelligenza artificiale e le sue conseguenze.

A ben poco serve la costruzione estetica da favola e una fotografia naturalistica e scintillante. L’impennata di tensione, che tanto si attende per tutta la durata della pellicola, avviene solo in chiusura e non è nemmeno troppo convincente. Maillo scivola in una messinscena stucchevole, prevedibile e inconcludente, che mette a nudo una serie interminabile di cliché. Di tutto il film si salvano (in modo convincente) solo i titoli di testa: un’intricata rete neurale alla base della costruzione robotica, che si piega su se stessa, si sdoppia e si svolge. Il resto è un film che lascia ben poche speranze.

Uscita al cinema: 31 agosto 2012

Voto: **

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