Matrimonio a Parigi di Claudio Risi: la recensione

Ricordiamoci che i soldi che usano per realizzare questi film sono i nostri

Boldi non smette mai di stupire…in negativo.

La consegna dei diplomi all’istituto della scuola d’arte parigina è il pretesto per il viaggio di due famiglie inconciliabili, nelle quali si incroceranno amori e destini.

Privo di una sceneggiatura solida, Matrimonio a Parigi (2011) è un pessimo regalo di Natale in anticipo. Ormai si gioca su futili luoghi comuni, su malcostumi prettamente italiani e attuali. Difatti Boldi è un evasore incallito possessore di una televisione privata, nella quale la principale attività è la televendita di materassi, mentre Izzo è un finanziere fermo sulle regole ferree della legislatura italiana. I due condividono una stanza d’albergo e l’amicizia dei due figli a Parigi. Questo è il canovaccio su cui si muove la comicità pecoreccia di Boldi e compagnia. Naturalmente al suo fianco si materializzano nell’ordine: attori che arrivano direttamente dai talent show (Diana Del Bufalo), divi di Youtube (Guglielmo Scilla), ex-comici televisivi (Sconsolata), interpreti riciclati, senza successo, dall’accoppiata Boldi-De Sica (Ceccherini), istrioni portatori di un tormentone ripetitivo e oramai usurato (Enzo Salvi) ed ex-attori pornografici che possono offrire, grazie al loro membro, un apporto esclusivamente volgare (Siffredi). Tutte queste figure si muovono malamente su uno sfondo parigino, che indugia principalmente su monumenti storici e turistici.

Attraversando il confine (in solitaria), Boldi continua a non convincere e per non farsi mancare nulla trasferisce in terra straniera (come sempre) i caratteri italici. Quindi troviamo il tassista romano, che si reinventa parigino, le storpiature linguistiche e il solito dialetto milanese ostentato senza mezzi termini. Purtroppo l’intrattenimento è di basso livello, non convince e non suscita nessuna risata e neppure nessun sorriso stiracchiato. Come se non bastasse la comicità pruriginosa si fa largo in modo evidente.

Volgare, sboccato e allusivo, Matrimonio a Parigi è lo spin-off “cinepanettoniano” che non buca lo schermo, che si fa specchio di una cinematografia (quella italiana) sempre più in crisi. Emblema della pellicola è il goffo decollo di un’anziana da una poltrona reclinabile. Fa ancora ridere? Tuttavia a fine visione rimangono, soprattutto, due domande in mente: perché Sconsolata continua in modo imperterrito a giocare con la lingua italiana? E perché Boldi sbrodola versi incomprensibili in favore di macchina?

Uscita al cinema: 21 ottobre 2011

Voto: *

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