Conan the Barbarian di Marcus Nispel: la recensione

Nato in battaglia, il suo nome è Conan

Fracassone medieval-apocalittico, Conan the Barbarian (2011) non delizia il palato epico.

Unico sopravvissuto al saccheggio del suo villaggio, Conan è determinato ad avere vendetta. Diversi anni dopo finalmente è sulle tracce di Khalar Zym, despota assassino, che ha ricomposto la maschera Acheron, utile per ottenere potere e immortalità. Per poter attivare la maschera è necessario il sangue puro della sacerdotessa Tamara. Spetterà a Conan salvare la vita della candida sacerdotessa.

La scena si apre su un teatro medievale. In sottofondo una voce fuori campo introduce la vicenda, gli antefatti e l’era (fasulla) nella quale la pellicola è ambientata. Una maschera ambita e contesa e, come l’anello della trilogia de Il signore degli anelli, requisita al potere degli uomini e spartita tra le tribù barbare. Incipit che profuma di leggenda e di un sano e puro spirito epico. Anche la nascita (in battaglia) del piccolo Conan persegue la linea mitica e la figura del guerriero cimmero è profondamente attraversata di coraggiosa e intensa tensione eroica. Esistono barbari di buon cuore, di maniere rudi, ma di animo gentile. Conan, naturalmente, incarna tutte le doti del guerriero che non ha paura di nessuno, neppure della morte. Eppure le situazioni, che si accavallano e rimpinguano fino a scoppiare la pellicola diretta da Marcus Nispel, si fanno ripetitive e fanno perdere di vista la vendetta, che anima il cuore del giovane combattente. Orfano di madre e costretto ad assistere alla morte violenta del padre, Conan sperpera forze in combattimenti sanguinolenti, che non risparmiano arti e teste asportati. Difatti in Conan the Barbarian si sprecano le scene di battaglie e di sangue; il remake firmato Nispel gioca con una fotografia sopraffina e fumettistica, ma si perde per strada quando si sofferma con energica forza su una tridimensionalità posticcia, nella maggior parte dei casi assolutamente fuori luogo e insensata. Inoltre lo script rasenta la banalità disarmante, opera di sei mani (Thomas Dean Donnelly, Joshua Oppenheimer, Sean Hood), che non riescono a tirar fuori nulla di davvero accattivante e coinvolgente. Dopotutto oramai sembra molto facile aggiungere all’infinito combattimenti all’arma bianca, a cui si somma la passionale storia d’amore tra Conan e la protagonista femminile Tamara, personaggio fondamentale per il proseguo della storia. Purtroppo non vengono in aiuto nemmeno le interpretazioni recitative, che si concentrano principalmente sui versi gutturali da sbraitare in battaglia piuttosto che sulle battute vere e proprie, rivolgendo costantemente alla macchina da presa sguardi profondi, ma vacui. Insomma l’impressione è quella di osservare tante caratterizzazioni standardizzate: mascella serrata e successivo urlo nel vuoto, la maggior parte delle volte brandendo una spada.

Conan the Barbarian non si salva in nessuna delle sue peculiarità e probabilmente non ha nemmeno l’intenzione di essere salvato in extremis; perché neppure la scenografia (principalmente boschiva) riesce a regalare qualche interessante e suggestiva chicca, a causa di un appiattimento visivo figlio di una computerizzazione forzata e grossolana.

Passiamo ai personaggi: naturalmente Schwarzenegger non ha la possibilità di interpretare dopo 29 anni l’eroe barbaro e allora il testimone è passato necessariamente al giovane, e sconosciuto, Jason Momoa, attore hawaiano che incarna alla perfezione i canoni palestrati e statuari di Conan, ma che non riesce a infondergli quello spirito di viscerale vendetta, che permette al giovane protagonista di muovere i suoi primi passi. Momoa manca della verosimiglianza indispensabile per poter caratterizzare il valoroso barbaro, prode cavaliere e protettore dei deboli e degli schiavi. Inoltre al suo fianco possiamo trovare una schiera di attori mediocri come Stephen Lang (chi si ricorda il colonnello di Avatar (2009)?) e Rose McGowan (la migliore amica di Sidney Prescott in Scream (1996) oppure la strega buonista del serial-tv Streghe), che testimoniano a pieno regime che Conan the Barbarian è un perfetto film di serie B.

Conan the Barbarian ha enormi pecche e numerosi cedimenti strutturali e si pone come obiettivo quello di intrattenere (in modo sottilmente splatter) e permettere una serata di godimento. Tuttavia non ci riesce: manca una storia vera e propria, una morale e la giusta motivazione per imbarcarsi in un progetto del genere, che fallisce in apertura. La pellicola si visiona anche senza fatica, però manca la passionalità e il coinvolgimento con lo spettatore. Insomma manca il cinema.

Uscita al cinema: 18 agosto 2011

Voto: **

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