Solo per vendetta di Roger Donaldson: la recensione

Nicolas Cage e la vendetta del singolo

Stereotipato nella forma e nella messa in scena, Solo per vendetta (Seeking Justice, 2011) conferma, ancora una volta, che Nicolas Cage bada più alla quantità che alla qualità.

Will è un tranquillo professore d’inglese, che vede la sua esistenza sgretolarsi nel momento in cui la moglie viene picchiata e violentata. Nella sala d’aspetto dell’ospedale dove è ricoverata la moglie, gli si avvicina un uomo (Simon) che gli promette profonda vendetta, in cambio di esigui favori (pedinamenti, avvicinamenti a sospetti). Dopo sei mesi, Simon lo costringerà a entrare in un’associazione segreta, alla quale non si può dire di no.

Donaldson cavalca spudoratamente uno dei generi più tradizionali del cinema statunitense, nel quale l’uomo normale messo spalle al muro sfodera capacità straordinarie di problem solving, sangue freddo e furbizia, peccato che il risultato sia decisamente una pellicola incerta e divisa in due tronconi. Infatti se nella prima parte si nota un’accettabile costruzione della tensione e una serie elevata di cliché thriller, nella seconda si scivola in un ripetitivo schema a inseguimento, nel quale il protagonista Will scappa e i “cattivi” lo seguono. Stranamente nessuna esplosione viene ostentata in tutta la sua spettacolarizzazione; difatti gli unici elementi puramente thrilling si rivelano delle sparatorie sporadiche. E qui sta l’errore di messinscena di Donaldson, che lascia la pellicola in balia degli eventi, non curandone l’aspetto, limitandosi a essere ripetitivo e a costruire in modo raffazzonato personaggi e sviluppi psicologici. E a proposito di personaggi vediamo nuovamente all’opera Nicolas Cage, un attore che ha costruito la sua carriera su una mono-espressività viscerale (solo in alcuni casi si è potuto ammirare la bravura interpretativa del nipote di Coppola) e su una serie infinita di ruoli piatti, monocorde e legati a doppio filo alla cinematografia di serie B. Eppure la legge dei grandi numeri esiste anche per lui, peccato che ultimamente la fortuna, oppure l’oculata scelta di un personaggio carismatico e compiutamente caratterizzato, non gli abbia permesso di sfondare lo schermo. Al suo fianco Guy Pearce, attore che si è perso definitivamente dopo Memento (2000) di Nolan e una lunga lista di comparse apparse in numerose produzioni statunitensi.

Solo per vendetta è un’occasione persa, un prodotto prevedibile, che nonostante un incipit accattivante (la vendetta dell’uomo normale perpetrata da un’organizzazione segreta, che come contrappasso gli chiederà “piccoli” favori) si scioglie come neve al sole, scivolando in una boriosa sovrapposizione di eventi. Donaldson pecca nella scelta della fotografia, nel montaggio poco incalzante e in una sceneggiatura indecisa nel percorso narrativo da intraprendere. Dopotutto il regista, filmografia alla mano, è sicuramente poco avvezzo al cinema action e più interessato ai giochi d’inganni, come a esempio il riuscito rompicapo spionistico di La regola del sospetto (The Recruit, 2003). Ma questa predisposizione non salva il film in corner, che si lascia lentamente morire, trascinato a fondo da un Cage poco ispirato.

Uscita al cinema: 2 settembre 2011

Voto: **

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