Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno: la recensione

Il sogno leghista

Pellicola contraddistinta da un messaggio intelligente, da una comicità sottile e da tre interpreti particolarmente ispirati.

In una cittadina veneta l’immigrazione incide, e pesantemente, sul tessuto sociale e lavorativo. L’industriale Golfetto non sopporta questa situazione e non perde mai l’occasione per sottolinearlo in ogni suo intervento televisivo. Invocato uno tsunami purificatore, questo avviene e fa scomparire ogni extra-comunitario abitante sul terreno italico. Nel mentre Ariele, un poliziotto stanziato a Roma, torna a casa per trovare la madre e cercare di ricucire i rapporti con l’ex-compagna Laura, che è incinta di una ragazzo africano.

Siamo in Veneto e la sceneggiatura non smette di sottolinearlo: dialetto, viscerale e irritante insofferenza razziale, messaggi di odio e ideali che sfociano in spedizioni punitive (immaginarie o realizzate) nei campi rom. E il personaggio di Abatantuono ne è il fulgido simbolo, macchietta televisiva, che fa il paio con l’atteggiamento di numerosi politici leghisti. Patierno si fa provocatorio e volontariamente accusatorio e la costruzione da commedia accentua la drammaticità della vicenda, surreale e inverosimile. Perché se le sequenze divertenti esistono, la comicità è estremamente sottile e alcune volte anche piatta e poco espressiva. Di conseguenza Cose dell’altro mondo (2011) può essere tranquillamente collocato nello scompartimento amaro del genere. Nonostante tutto il messaggio arriva forte e chiaro, forse più violento di una pellicola drammatica, perché si osserva una sequela di situazioni apparentemente normali, un’attualità che assimilata a posteriori fa decisamente male. L’immigrato esiste ed è ormai insito nel nostro tessuto sociale, senza ombra di dubbio, e il film, mostrandone l’universale scomparsa repentina, permette di evidenziarne un’importanza, che troppe volte si fatica ad accettare. Inoltre Cose dell’altro mondo affronta il discorso della necessità dell’immigrazione per la stessa sopravvivenza del trend di vita proprio di coloro che più li contrastano e li ostracizzano. Non basta rimboccarsi le maniche, perché l’italiano ha disimparato, di sua spontanea volontà, a cavarsela da solo. Nessuno ci riuscirà e non basterà l’intervento di uno strampalato mago per sistemare la situazione.

Tutto questo è condivisibile, peccato che il difetto del film diretto da Patierno non risieda propriamente nella morale e nella costruzione narrativa, ma nello stile e nella messinscena, che predilige un ritmo lento e riflessivo e una mancanza totale di una colonna sonora accompagnatrice. Convenzionale e alquanto scolastico (quasi televisivo) è lo stile registico, che sopravvive grazie soprattutto alle prove recitative di Mastandrea e Abatantuono; l’una sospesa e distaccata, un mix tra inazione e accidia, mentre l’altra provocatoria, volgare, ma destinata a sfociare in una catarsi necessaria e velatamente stucchevole. Per il resto Cose dell’altro mondo si fa portatore (sano) di un messaggio (insano) che permette una profonda e ispirata riflessione.

Uscita al cinema: 3 settembre 2011

Voto: **1/2

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