Quell’idiota di nostro fratello di Jesse Peretz: la recensione

Idiota a chi?

Impostazione non banale per l’ultima commedia con protagonista Paul Rudd, scheggia impazzita in un microcosmo, apparentemente, ordinario.

Ned vende prodotti biologici al mercato. Un giorno asseconda un poliziotto, che gli rivela di essere in crisi, e gli chiede del fumo. Viene arrestato. Dopo essere uscito dal carcere per buona condotta, Ned scopre che la sua ragazza l’ha lasciato per un altro e gli impedisce di portare con sé un cane, Obi Wan Kenobi, di cui non si è mai occupata. A Ned non resta che chiedere aiuto alla famiglia: una madre e tre sorelle.

Pellicola non stupida né superficiale, Quell’idiota di nostro fratello dimostra di avere qualcosa da dire, mettendo in scena una serie di personaggi che faticano ad accettare la viscerale sincerità di Ned (caratteristica che lo porterà a combinare svariati disastri). Non si può parlare di una figura profondamente idiota (a parte la prima scena), perché in realtà Ned rivela un’ingenuità pronunciata, ma mai davvero spigolosa. L’intento del regista Peretz si rispecchia nell’atteggiamento di Ned, impegnato a smascherare, senza peli sulla lingua e secondi fini personali, le trame intricate che costruiscono le sorelle Miranda, Natalie e Liz. Difatti la prima è una giornalista decisa a farsi strada mettendo in piazza il privato altrui, mantenendo però riserbo e privacy sulla sua vita privata, la seconda cerca in tutti i modi di non rovinare la sua relazione omosessuale, omettendo alla sua compagna un evento di notevole rilevanza, mentre la terza è ingabbiata in un matrimonio, palesemente infelice, con un marito che impone ferree regole al figlio, che lui stesso non rispetta. Questo excursus di situazioni, apparentemente immerse in un ordinario ed equilibrato microcosmo, è la base portante della pellicola, pronta a sgretolarsi con l’avvento di Ned. Il regista ostenta delle relazioni personali borderline, che dimostrano immancabilmente che la sincerità non paga. Una considerazione cinica, politicamente (s)corretta, ma essenzialmente verosimile. Inoltre la facilità della messinscena permette allo spettatore di vivere a fondo lo smarrimento di Ned, carattere che ricerca incessantemente un luogo (che può essere il focolare familiare), nel quale l’onestà sia vista come un valore morale piuttosto che come un ostacolo insormontabile. La conclusione della pellicola è scontata (l’atteggiamento di Ned funge da specchio, nel quale Miranda, Natalie e Liz si ammirano, ma non si piacciono affatto), eppure risulta parzialmente illuminante.

Purtroppo Quell’idiota di nostra fratello non contiene esclusivamente aspetti positivi e meccanismi narrativi compiutamente edificati; infatti le pecche esistono e non faticano a palesarsi con il proseguire del film. Ed ecco che si nota un ritmo lento, inefficace e difficile da sostenere, che mette a nudo troppo frequentemente le tinte drammatiche di questa commedia, che si aggrappa fortemente agli equivoci, alle incomprensioni, all’ingenuità e all’aspetto ludico (strumenti universalmente riconosciuti del genere cinematografico). Inoltre non si può non notare un’impostazione smodatamente ripetitiva e sezionata in blocchi riconoscibili (manca solo il nero tra una vicenda e l’altra per dividerle in modo più equilibrato e deciso). Quest’ultima è l’ennesima nota dolente, che va a braccetto con le interpretazioni delle attrici (Rudd a parte, per sesso e caratterizzazione: talmente inserito nel ruolo da sembrare la mimesi di Ned) Elizabeth Banks, Zoey Deschanel e Emily Mortimer, molto al di sotto delle aspettative e dei loro standard. Differentemente le sonorità country e le citazioni alla saga di Star Wars fanno parte di una convincente cornice, velatamente umoristica.

In conclusione si può affermare che Quell’idiota di nostro fratello riesce a metà a causa di un futile recitazione, pericolante sostegno di una tesi argomentata a dovere.

Uscita al cinema: 4 luglio 2012

Voto: **1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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