Missione di pace di Francesco Lagi: la recensione

Abbasso le ideologie

Graffiante e provocatorio? In parte. Il debutto di Lagi mette a confronto le ideologie in una farsesca commedia di guerra e pace.

Il capitano Vinciguerra si vede assegnare l’incarico di catturare il criminale di guerra Pavlevic nel corridoio di Grz, situato nella penisola balcanica. È l’occasione della vita per veder finalmente riconosciuti i meriti di una carriera militare troppe volte sottovalutata a causa delle azioni pacifiste del figlio Giacomo. I due si troveranno casualmente fianco a fianco nella missione di pace.

Debutto alla regia di Francesco Lagi, con un cast di tutto rispetto che annovera nelle sue fila Orlando, Alba Rohrwacher e Timi (un surreale Che Guevara). Missione di pace (2011) gioca con la guerra e con le ideologie opposte di Orlando e del figlio Brandi, completamente agli antipodi e con alle spalle un manipolo di militari preparati, ma poco guerrafondai. Seguendo un impianto narrativo su due binari (conflitto generazionale e conflitto ideologico), la pellicola costruisce sapientemente due differenti missioni di pace: la consegna alla giustizia del criminale Pavlevic (rigorosamente senza spargimenti di sangue) e un riavvicinamento, lento ma inesorabile, tra padre e figlio. Il tutto è costruito con i classici meccanismi comici della commedia (per meglio dire della farsa), con evidenti situazioni surreali, inverosimili e alcune volte addirittura forzate. Difatti risultano incomprensibili alcune sequenze, tra cui quella in cui in un (ipotetico) posto di blocco vengono fermate due ragazze, che reagiscono ridendo incessantemente. La guerra è finita in quello spicchio di terra e i posti di blocco risultano decisamente anacronistici, eppure gli accampamenti stranieri continuano a esistere, soprattutto in una no man’s land dilaniata dal conflitto. Per il resto la pellicola scivola via senza colpo ferire, rivelandosi poco graffiante e per nulla provocatoria. L’espediente divertente cavalcato da Lagi diviene funzionale per raccontare la vicenda di un manipolo di disgraziati e un rapporto padre/figlio che, pur nelle difficoltà reciproche, riesce in qualche modo a ricomporsi.

Lagi mette da parte le ideologie e ostenta l’uomo, con tutte le sue difficoltà di comprensione e di bontà verso il prossimo, al quale basta sedersi di fronte a un “pino per la pace” per appianare qualsiasi tipo di avversione altrui. Bravi Orlando e Brandi, simpatico e onirico Timi che interpreta un Che Guevara svogliato, che appare costantemente nei sogni di Giacomo, icona di una filosofia rivoluzionaria che abbandona in modo evidente la mente del giovane protagonista. Riappare sullo schermo la Rohrwacher, in un ruolo marginale inaspettato. Nonostante questo l’innata versatilità dell’attrice brilla di luce propria.

Uscita al cinema: 28 ottobre 2011

Voto: ***

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