Killer Elite di Gary McKendry: la recensione

Statham mostra meno muscoli

Fracassone, ma non troppo, Killer Elite (2011) è un action thriller, che presenta numerosi buchi narrativi.

1980. Danny Brice e il suo modello più anziano Hunter sono due killer laboriosi e professionali. Nel corso di un’azione, Danny rischia di uccidere un bambino e così decide di ritirarsi. Ma dovrà tornare all’opera perché Hunter viene rapito dallo sceicco dell’Oman, che lo libererà solo se Danny vendicherà l’uccisione dei suoi tre figli.

Opera prima di Gary McKendry, Killer Elite è un film che miscela malamente thriller e azione. Difatti una pellicola che ostenta inizialmente un’esplosione e tanto sangue, non seguendo questa direttiva in modo convincente, diviene mano a mano un thriller scialbo ed esile. L’interesse di McKendry è quello di trasportare su pellicola il libro edito nel 1991 e scritto da Ranulph Fiennes, The Feather Men, letteralmente gli “uomini piuma”, organizzazione segreta creata per proteggere i membri dello Special Air Service, corpo speciale dell’esercito britannico, e i loro familiari. Partendo da questi presupposti si potrebbe immaginare che il regista vada a fondo nella questione, indaghi nella storia della guerra segreta tra Gran Bretagna e Oman. E invece no perché McKendry si limita a costruire una vicenda, che sfiora in modo invisibile quest’argomento, concentrandosi superficialmente sul personaggio interpretato da Statham e sul suo alter-ego Owen, ritornato sul grande schermo a livelli mediocri, donando al suo personaggio una caratterizzazione piatta e monocorde. A differenza di Owen, Statham, essendo il protagonista, vanta un background psicologico decisamente più approfondito, ma nonostante questo non riesce a entrare in contatto empatico con lo spettatore (contatto necessario perché quest’ultimo segua con trasporto la vicenda). Ma il problema maggiore di questo film è il ritmo, volutamente lento, ma forse eccessivamente; probabilmente il regista non vuole solo far aderire il suo film al periodo storico dal punto di vista fotografico (sgranato e molto attento alle colorazioni adatte), ma anche dal punto di vista ritmico, che si fa esageratamente controllato. Quindi la sensazione è quella di osservare un thriller d’altri tempi, con la pretesa di emozionare con inseguimenti ed esplosioni. Un trio al comando, ma nessuno che emerga dal punto di vista recitativo. Difatti De Niro è al di sotto delle aspettative e relegato in fondo alla pellicola a sostenere un ruolo marginale, Owen è fuori personaggio e Staham è intento a recitare sempre lo stesso ruolo. Tutto questo non convince e non appassiona; non basta far imbracciare a Robert De Niro (sguardo da duro e capelli brizzolati) un fucile e inserire perfettamente nel ruolo più abusato – killer dal cuore d’oro e interessato più agli altri che a se stesso – Jason Statham (lo Stallone del nuovo millenio). Killer Elite perde il confronto con il suo omonimo del 1975 (diverso il tema, simile la costruzione narrativa) e si attesta a pellicola esteticamente compiuta, ma dal punto di vista narrativo colma di buchi e falle.

Killer Elite abusa dei canoni classici del genere, esaspera gli stereotipi e i cliché e palesa tre personaggi che si muovono a fatica in un’ambientazione che viaggia in lungo e in largo intorno al mondo. La svolta inaspettata degli ultimi 40 minuti risveglia l’attenzione, ma non basta.

Uscita al cinema: 1 giugno 2012

Voto: **

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