Rock of Ages di Adam Shankman: la recensione

Rock ‘n Tom musical

Non basta la recitazione ispirata di Tom Cruise; Rock of Ages (2012) è un classico musical-amarcord, esclusivamente declinato al karaoke in sala.

Los Angeles, 1987. Il Bourbon Club è il centro nevralgico della scena musicale rock della città. In questo luogo si incontrano Sherry, ragazza provinciale arrivata nella grande metropoli per vivere il grande sogno di cantare, e Drew, barman del Bourbon, che condivide con lei la passione per la musica. Si innamorano a prima vista. Intorno alla loro vicenda ruotano molti personaggi, tra i quali spicca la figura di Stacee Jaxx, rockstar che sembra aver perso la sua anima ribelle, svenduta per raggiungere l’effimero successo economico.

Se in passato c’era Hairspray – Grasso è bello (Hairspray, 2007), adattamento cinematografico del successo di Broadway e musical dalla morale furbetta, il presente riserva al regista Shankman Rock of Ages, un ulteriore amarcord di fabbrica teatrale, questa volta aggrappato allo sfavillante humus rock della fine anni ’80. L’impostazione della pellicola è classica, ma riserva delle sorprese, ponendo come figura sempre più predominante sui due protagonisti, Stacee Jaxx (Tom Cruise), carattere provocatorio e parodistico, ma poco credibile. Per il resto il film, diretto da uno dei maggiori esponenti della commedia americana familiare e buonista – basti ricordare Un ciclone in casa (Bringing Down the House, 2003), Il ritorno della scatenata dozzina (Cheaper by the Dozen 2, 2005) e Missione tata (The Pacifier, 2005) –, gioca con le celebri canzoni del periodo, riproponendo in chiusura di pellicola una nuova versione di Don’t stop believing, brano che ha perso tutto il suo fascino dopo essere stato masticato assiduamente dal serial Glee. Senza ombra di dubbio la forza del film è la colonna sonora, ma si rivela a lungo andare altrettanto un difetto. Difatti se la messinscena e la fotografia aderiscono compiutamente alla fine anni ’80 (con tanto di prime apparizioni di boy band, immediatamente ostracizzate), la soundtrack si dimentica completamente del rock melodico, se non per accompagnare alcune sequenze romantiche di Shelly e Drew. Ulteriore elemento negativo che contraddistingue l’infinita serie di brani è, difatti, l’eccessivo riempimento, fino a scoppiare di musica e luci stroboscopiche. Il risultato è un’evidente superficialità nella caratterizzazione dei personaggi, che mette a nudo un ritmo saltellante, privo di una linearità riconoscibile. Inoltre si perde ben presto di vista la storia d’amore tra Shelly e Drew (inizialmente centrale, poi accantonata) e la campagna “anti-rock” della moglie del sindaco (interpretata dalla Zeta-Jones), provocatoria e anacronistica allo stesso tempo. Quello che rimane in piedi fino alla fine di Rock of Ages è Tom Cruise, vero e proprio strumento accordato, che riempie palco e schermo cinematografico con una fisicità strabordante, non evitando di calcare la mano con una sana dose di autoironia. L’attore ha dichiarato di non essersi ispirato a nessun cantante (in vita e non) per interpretare questo ruolo, eppure il rimando a Axl dei Gun’s Roses pare evidente.

Sogni, illusioni e amori vengono coltivati e distrutti allo stesso tempo in Rock of Ages, pellicola che, pur non essendo destinata a divenire un cult del genere musical, è sufficientemente piacevole e godibile, essendo ben recitata e abbastanza vicina, sulla linea temporale, ai giorni nostri,. Da urlo l’apertura del film che ricama in sottofondo Paradise City dei Gun’s Roses; il Paradiso è lontano. Al massimo ci siamo fermati in Purgatorio.

Uscita al cinema: 20 giugno 2012

Voto: **1/2

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