Paura 3D dei Manetti Bros.: la recensione

Il piccolo scantinato degli orrori

Continua l’esplorazione dei generi da parte dei Manetti Bros. Dopo lo sci-fi movieL’arrivo di Wang, i due registi si buttano a capofitto nell’horror.

Alessandro, Marco e Simone sono tre amici con un futuro incerto e un presente miserabile. Ma la loro vita può subire una divertente deviazione: la lussuosa villa del Marchese Lanzi, che ha dimenticato accidentalmente le chiavi di riserva nella macchina portata a riparare nell’officina dove lavora Alessandro, completamente vuota e disponibile. Ma un tranquillo weekend di sballo, si trasforma in un incubo.

Impregnato da tinte forti e scioccanti visioni, Paura 3D declina il genere horror nella sua accezione più estrema: macabro, morboso, inquietante, splatter, spaventoso e trash sono gli aggettivi perfetti per definire lucidamente la pellicola diretta dai Manetti Bros. Difatti (non ponendosi nessun tipo di freno) teste mozzate, disgustose torture, disparate sparizioni, vocine malefiche, controluce “spiritati”, oscurità ostentata e urla incontrollate sono alcuni degli elementi peculiari contenuti in Paura 3D. Peccato che tutto questo non sia corredato da un compiuto trasporto emozionale. Sembra quasi che i fratelli-registi si limitino a sconvolgere in un’interminabile ora di girato, che risolleva, in parte, una prima mezzora piatta e priva di mordente. Difatti i protagonisti, bivaccando senza sosta all’insaputa del Marchese e lasciandosi travolgere da un’accidia insopportabile, non riescono a riempire, dal punto di vista interpretativo, l’incipit. Dopotutto i tre protagonisti sono “borgatari” romani, che, a parte un tuffetto in piscina, un’infinita serie di joint e l’apertura di un Don Perignon, non combinano evidenti danni. Ma prima o poi il film deve cambiare ritmo (anche se non è esattamente quello che accade) e allora ecco che la stupidità di Simone prende il sopravvento sul suo buon senso. E qui il cliché è d’obbligo perché solo un genere come l’horror può giocare con l’ingenuità umana, attirata da una voce o da un rumore indistinto proveniente da uno scantinato. Dopotutto non ci si allontana molto dalla lunga serie di pellicole statunitensi, che vedevano scappare la protagonista su per le scale, ovvero l’unico luogo privo di vie di fuga. Ed è altresì evidente che il fondamento portante dell’horror sia la completa stupidità umana, qui, ma come nella maggior parte dei casi, incarnata da un gruppo di adolescenti o appena ventenni. In fin dei conti i Manetti Bros. non intendono rivoluzionare il genere, girano la pellicola in modo abbastanza convenzionale e si divertono a far prevalere l’istinto primordiale della curiosità e della necessità di sofferenza, sensazioni essenziali per far muovere la mano del regista e la penna dello sceneggiatore.

Non lesinando sangue, scarnificazioni e tracce rigorosamente hard rock come sottofondo musicale, Paura 3D è il classico prodotto che non aggiunge niente di nuovo al panorama cinematografico, ma che evidenzia semplicemente come la passione per il cinema può far partorire pellicole, che non puntano esclusivamente a sbancare il botteghino (anche se per i cultori del genere questo film è fortemente consigliato), anzi rifuggono quel mero fine commerciale per attestarsi inevitabilmente a pellicola di culto. Certamente ardito e improprio può sembrare il confronto con la produzione horror statunitense, eppure per verosimiglianza, crudezza delle immagini e costruzione dello spavento,Paura 3D non perde il confronto con i numerosi paranormal activity e gli, ormai, semper fidelis al mercato cinematografico prodotti found footage. Sicuramente non sono Dario Argento, Carpenter oppure Raimi, eppure i Manetti Bros., pur sfoggiando un cast non sempre all’altezza, una fotografia e una scenografia poco particolareggiate – ma rigorosamente low cost – e un 3D posticcio e fine a se stesso, possono essere pienamente soddisfatti della propria creazione.

Uscita al cinema: 15 giugno 2012

Voto: **1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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