Quella casa nel bosco di Drew Goddard: la recensione

Non avventuratevi nel bosco

La coppia Goddard-Whedon demolisce le convenzioni del genere horror. Il risultato è una spirale di follia sanguinaria, condita da goccioloni di humour irriverente.

Cinque studenti di college partono per un weekend di assoluto relax in una casa dispersa nel bosco. Dopo aver fatto sosta a un distributore di benzina, gestito da un uomo inquietante, i ragazzi raggiungono la diroccata abitazione. Mentre stanno giocando a obbligo e verità si spalanca la botola della cantina, che contiene numerosi e strani oggetti. Immediatamente dopo vengono attaccati da una famiglia di zombie sanguinari. Il tutto viene monitorato da una serie di telecamere collegate con una sala bunker, nella quale un gruppo di tecnici osserva tutte le loro mosse.

L’incipit è classico e fa presagire un piatto e insapore teen horror. Eppure la vicenda cambia direzione, si fa instabile e gioca, al limite dell’eccesso, con gli stilemi meta-cinematografici del genere in modo assolutamente delirante. I cinque protagonisti sono l’emblema dei cliché e rasentano la superficialità: Curt è lo sportivo maschio alpha, Jules è la svampita e lasciva girlfriend di Curt, Holden è l’intellettuale nerd, Marty è il drogato buffone e Dana è la “verginella” del gruppo. Ma lo svolgimento narrativo rivela un notevole scostamento dalle classiche pellicole horror. Difatti il buffone non diviene il più facile da uccidere e il nerd rivela una bellezza fuori dal comune. Quindi i primi stereotipi vengono smantellati. Ma a Goddard – il film è la sua opera prima – non basta, perché la costruzione narrativa e visiva di Quella casa nel bosco è innovativa, pregna di colpi a effetto; una messinscena avvincente che tiene letteralmente incollati alle poltrone. Troppo frequentemente si è assistito a un cambio di direzione dell’horror, che ha messo da parte dialoghi e humour per dedicarsi in modo pressoché univoco alle torture e alle decapitazioni più cruente. Anche in Quella casa nel bosco assistiamo a trucidazioni violente e al sangue che scorre a fiotti; per cui il modello è rispettato, ma la sceneggiatura prende il sopravvento su questi scontati ed effimeri espedienti. Dialoghi brillanti e situazioni paradossali sono gli imprescindibili cardini su cui si poggia l’intera pellicola e sono destinati interamente al personaggio di Marty (che quando è drogato è più divertente) e ai due “controllori” Sitterson e Hadley, interpretati rispettivamente da Richard Jenkins e Bradley Withford. Loro incarnano l’aspetto ludico della pellicola, la divertente deviazione inaspettata: coloro che direzionano il destino per un bene superiore.

Non c’è ombra di dubbio che il genere abbia delle regole ben precise e se Wes Craven le aveva rese nero su bianco in Scream, Goodard le smonta abilmente. Anche in Quella casa nel bosco esiste un modus operandi, però è stravolto, è smembrato delle sue essenziali componenti e dato in pasto allo smanioso spettatore. La pellicola si compone di paure riconosciute, si trastulla con esse per redigere un compiuto studio sui meccanismi della paura. Goddard e Whedon pongono al centro della loro creatura la voglia di voyeurismo dello spettatore, quell’inconsapevole istinto di voler vedere soffrire dei giovani ragazzi, normalmente incapaci di reagire, vittime sacrificali di un’indole primordiale, che gioisce nel veder implorare pietà da parte dei protagonisti. E Sitterson e Hadley sono i sostituti del pubblico, che scommette e immagina come si concluderà la storia.

Goodard non tralascia nessun dettaglio e appare compiuta la scelta di alternare una messinscena sobria e asettica alle sequenze splatter che si susseguono sullo schermo. Una scelta narrativa rivoluzionaria, che reinventa un genere in tutte le sue componenti. Nonostante tutto la pellicola è una macchina ben oliata per tre quarti, sfociando in un’ostentata ed esagerata violenza sanguinaria, che si satura di citazioni cinematografiche. Difatti Quella casa nel bosco diverte, appassiona e sciocca in modo del tutto innaturale, ma si perde nelle sequenze conclusive in un eccesso di consapevolezza, che gli fa perdere la bussola su un percorso netto, privo di errori e cadute di stile. Malgrado questo Quella casa nel bosco è il punto di partenza di un nuovo filone, che non si appoggia al found footage (già ampiamente sfruttato) o ad assassini immortali per spaventare il pubblico in sala. La ricetta è semplice: sangue e tanta ironia.

Uscita al cinema: 18 maggio 2012

Voto: ***1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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