100 metri dal paradiso di Raffaele Verzillo: la recensione

La parola di Dio alle Olimpiadi

Il difficile rapporto padre/figlio si tramuta in un’esile e surreale parabola sportiva.

Monsignor Angelo Paolini è un sacerdote innovativo che, facendo parte del Consiglio delle Comunicazioni Sociali del Vaticano, ogni giorno presenta ai suoi superiori idee stravaganti per svecchiare l’immagine della Chiesa. Quando il suo caro amico d’infanzia Mario Guarrazzi, ex-campione di corsa, gli confida di essere disperato perché suo figlio Tommaso, giovane atleta promettente, vuole rinunciare alle Olimpiadi per farsi prete, Paolini partorisce un’idea visionaria: comporre una squadra di sacerdoti-sportivi per concorrere alle Olimpiadi del 2012.

Troppa carne al fuoco per il regista Verzillo, che prova ad analizzare in modo divertente e spensierato ogni tema messo in scena senza riuscirci pienamente. Da una parte troviamo la difficoltà di un padre ad accettare le scelte di un figlio, dall’altra assistiamo a un tentativo di attualizzazione del messaggio cristiano, attraverso un approccio comunicativo anticonvenzionale e irrealizzabile. Difatti Monsignor Paolini diviene il simbolo di una Chiesa giovane, che possiede idee innovative per avvicinarsi alle nuove generazioni (smart phone che contengono diverse versioni dell’Ave Maria, video installazioni all’interno delle Chiese), eppure si ha la sensazione che il visionario progetto della squadra olimpica della Città del Vaticano sia la meno innovativa e la più percorribile. Dopotutto lo sport è sempre stato visto come dimostrazione sana e genuina del corpo, effetto catalizzatore e aggregante per la gente e contenitore esemplare di principi autentici. Verzillo si sforza di far emergere dalle inquadrature questo messaggio, effettuando un forte contrasto narrativo con gli algidi e chiusi ideali del direttore superiore del “Monsignor Sportivo”, che teme una catastrofe mediatica. Eppure 100 metri dal Paradiso non si compone esclusivamente di questo perché, declinato in modo velatamente drammatico, osserviamo un difficile rapporto padre/figlio, conseguenza del rifiuto da parte di Mario delle scelte oculate del figlio Tommaso. Il tutto viene adeguatamente accompagnato da una colonna sonora, che modifica i propri toni (da farseschi a malinconici) in modo puntuale, ma spesso abbastanza scontato.

Pellicola che rivive sullo sfondo i fasti sportivi, ma senza la sufficiente enfasi, di Momenti di gloria, 100 metri dal Paradiso è un’eccezione nel panorama cinematografico sportivo, perché si aggrappa fortemente a un evento che non è mai avvenuto e questo aspetto ne determina la fragilità narrativa e di verosimiglianza. Per quanto assurda sia la situazione messa in scena, se accaduta nella realtà, lo spettatore si sforza, senza neanche troppa difficoltà, di farla sua, di entrare intimamente in contatto con i protagonisti e vivere con loro gli sforzi e le difficoltà che incontrano sul proprio percorso. In questo film diversamente si fa fatica a entrare empaticamente in contatto con i numerosi personaggi che si muovono sullo schermo, che ripercorrono una sceneggiatura che come espediente comico cardine utilizza l’alternanza e il botta e risposta tra preghiere e parolacce, tra sacro e profano; un espediente che sopravvive nei migliori cinepanettoni nostrani. Inoltre la pellicola fatica a decollare a causa di un ritmo stagnante, figlio di un montaggio insufficientemente serrato e che si avvicina a un’impostazione prettamente televisiva.

100 metri dal Paradiso fatica a prendersi sul serio, si focalizza troppo sulla preparazione dell’evento, per poi sfiorarlo in una sequenza conclusiva raffazzonata e sbrigativa. Inoltre la pellicola non affronta in modo approfondito un aspetto fondamentale: l’accettazione di un figlio prete. Dopotutto è l’elemento fondante e motore del film, eppure gli viene preferita l’evangelizzazione sportiva del protagonista Paolini, argomento più smaliziato e spensierato. A conti fatti è assolutamente una scelta perdente, perché nel momento in cui il Monsignore, per spiegare l’arretratezza comunicativa della Chiesa la paragona alla Coca Cola, si cade decisamente in basso. E siamo solo a metà film.

Uscita al cinema: 11 maggio 2012

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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