Midnight in Paris di Woody Allen: la recensione

Noi almeno abbiamo gli antibiotici!!!

Nessun fuoco d’artificio alla Manhattan (1979), ma una dichiarazione d’amore in immagini. Surreale ed esistenzialista, Allen realizza uno dei suoi ultimi migliori prodotti.

Gil (sceneggiatore hollywoodiano che ambisce a diventare uno scrittore) è in vacanza a Parigi con la sua futura sposa Inez e con i suoi invadenti genitori. Ammaliato dalla capitale francese, Gil rivivrà gli anni Venti (la sua epoca d’oro) ogni notte a mezzanotte. Il suo irreale viaggio lo porterà a incontrare i suoi idoli Hemingway, Picasso e molti altri.

Allen ama Parigi, non come New York, ma la adora e questo sentimento era emerso abbastanza vividamente in una pellicola precedente, Tutti dicono I love you (Everyone Says I Love You, 1996). Il percorso di Gil è incredibile, surreale, onirico; fa riflettere e permette di conoscere più a fondo il pensiero poetico del regista statunitense. Difatti non si può non notare che il personaggio di Gil rispecchia le idiosincrasie e i problemi esistenzialisti caratteristici di Allen e per rafforzare questa impressione il cineasta mette in bocca al suo protagonista uno dei suoi aforismi più celebri («penso meglio sotto la doccia»). La pellicola guarda al passato per riflettersi sul presente, ma non necessariamente per osservarlo e giudicarlo negativamente. Allen osserva disincantato gli anni Venti (epoca d’oro nella quale si muove un eccellente excursus di personaggi), ma apre al progresso dei giorni nostri, focalizzandosi sulle cose positive e colpevolizzando chi si vuole rifugiare nel passato per rifiutare il proprio presente, non accettabile e vissuto troppe volte negativamente. Dopotutto il messaggio contenuto in Midnight in Paris (2011) è neutrale perché, scomponendo la storia, cerca di far comprendere che ogni epoca da lui toccata  ha vissuto negatività e male di vivere. Ma non c’è solo questo nel film perché Allen affronta e analizza il nichilismo, la paura di morire, l’inazione del protagonista come sentimenti contemporanei e difficilmente esportabili; sensazioni che affliggono l’uomo e non possono essere sottovalutate. Il merito di Allen è il metodo con cui le affronta: con semplicità, con composta e irriverente ironia e con espedienti geniali che non sfociano mai in una drammaticità acuta.

Woody saltella sulla linea temporale, si muove avanti e indietro, ma restituisce allo spettatore una favola senza tempo, che si compone di surrealità e surrealisti. Ed ecco che qui la vena creativa e comica dello sceneggiatore Allen fuoriesce prepotentemente. Difatti la sceneggiatura è compiuta e permette di ammirare una serie di caratteri delineati alla perfezione. Non ci si può non innamorare dell’esaltato Dalì, dell’incompreso Picasso e dell’iracondo e spaccone ubriaco Hemingway, ma soprattutto non si può non applaudire Owen Wilson e Rachel McAdams, personaggio femminile costruito con cattiveria giustificata. Naturalmente sono indimenticabili le apparizioni degli invadenti e pedanti genitori (Kurt Fuller e Mimi Kennedy) e del tuttologo/sex symbol Michael Sheen. Certo la vicenda è inverosimile, ma funziona nel suo specifico e unico universo filmico. Insomma Midnight in Paris (avvalendosi degli immancabili piani sequenza, delle voci off, di immagini da cartolina e di una fotografia che illumina Parigi anche sotto la pioggia) è una pellicola straordinaria, che colpisce per la sua asciuttezza narrativa e per la sua godibilità.

Gil mente a se stesso (e agli altri) e, nascondendosi continuamente dietro lo status di scrittore (mancato) e di turista solitario, si muove all’interno della pellicola proprio come Allen si cela, come un’ombra, dietro il suo protagonista per esternare turbamenti e difficoltà. Eppure il cineasta newyorkese, pur non riuscendo ad affrontare il presente (questo è quello che ci comunica il film), apre stranamente all’ottimismo. Guarda in faccia la realtà e comprende l’importanza di esistere nel tempo e nel luogo che gli sono stati destinati. Certo queste affermazioni sono identificate in Gil, ma non dimentichiamoci che Allen non lascia mai nulla al caso. Che Woody si sia rabbonito dopo aver fatto a pezzi (sempre silenziosamente e con grande stile) l’homo sapiens contemporaneo?

Uscita al cinema: 2 dicembre 2011

Voto: *****

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