The Raven di James McTeigue: la recensione

«Mai più!!!»

Caleidoscopio di citazioni (volute e casuali), The Raven (2012) non convince.

1849. Edgar Allan Poe vive a Baltimora in pessime condizioni economiche. Ubriaco (la maggior parte delle volte) e mai ispirato, lo scrittore ha un’unica luce nella sua esistenza: Emily, ragazza che intende sposare, anche andando contro il volere del padre. Una notte, in un appartamento chiuso dall’interno, la polizia ritrova il corpo di una bambina e di sua madre. L’ispettore Emmett Fields riconosce numerosi dettagli narrati nel racconto di Poe, contenuto nella raccolta I racconti della Rue Morgue, e decide di coinvolgerlo nelle indagini.

Si voleva ripetere il successo steampunk della saga Sherlock Holmes; purtroppo la resa del film conferma una difficoltà di recupero e riproposizione di stilemi costruiti e compiutamente fatti indossare a Robert Downey Jr. John Cusak non riesce a far propria l’ironia pungente del detective di Baker Street, ma non basta; difatti non fa suo nemmeno il personaggio di Poe. McTeigue si fa estremamente fantasioso – reinventandosi gli ultimi giorni della vita del famoso scrittore – e in questa pellicola la carta patinata (come era successo in V for Vendetta (V per Vendetta, 2005) non gli viene in aiuto. Troppe le citazioni volute e casuali a From Hell (La vera storia di Jack lo squartatore – From Hell, 2001), di cui non riesce a recuperare l’impianto gothic, e a Seven (1995), nell’incipit, anche se qui non vengono messi in scena i peccati capitali, ma i racconti di Poe. Il risultato di The Raven è una pellicola che fatica a decollare, mettendo in mostra una narrazione debole e poco coinvolgente, non riuscendo, inoltre, a far proprio nessun genere cinematografico in modo efficace, effettuando una commistione forzata e deficitaria di horror splatter, azione, thriller, steampunk e gothic movie. Difatti il film si rivela privo d’identità, mostrando il fianco anche a una recitazione pressappochista e di dubbia efficacia, che punta tutto su battute enfatiche e corse all’ultimo minuto.

Le ambientazioni gotiche, normalmente più affini a Londra che alla neonata America, hanno sempre, nel bene e nel male, dato un apporto significativo a sceneggiature anche poco trascinanti e accattivanti. In questa occasione non si assiste a nulla di più di un’operazione meta letteraria, alla Shakespeare in Love (1998), nella quale il creatore diviene un personaggio delle sue opere. L’investigazione e la scoperta dell’assassino sono sicuramente centrali, ma passano sottotraccia, perché mal supportate dagli aspetti tecnici della pellicola. Il colpo di scena finale è di facile lettura e non mantiene adeguatamente la tensione nello spettatore, che persegue il suo metodo investigativo invariato, eliminando progressivamente sospetti e sospettati. In conclusione McTeigue non convince e realizza una pellicola parecchio inconsistente. Peccato: un’occasione persa.

Uscita al cinema: 23 marzo 2012

Voto: *

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