Piccole bugie tra amici di Guillaume Canet: la recensione

Il Grande Freddo in salsa francese

Pellicola corale che, con il passare dei minuti, si lascia andare a un patetismo di facciata che non convince.

Nonostante un brutto incidente dopo una notte brava, che ha ridotto in fin di vita Ludo, i suoi amici decidono di partire ugualmente per l’annuale vacanza a Cap Ferret. Le settimane di svago, contraddistinte da uscite in barca e pranzi in riva al mare, invece di calmare gli animi fanno emergere le incomprensioni e le nevrosi del gruppo.

Chiaramente ispirato a Il grande freddo di Kasdan, nel quale il gruppo di amici si interrogava sul passato e sul futuro della generazione post-sessantottina, Piccole bugie tra amici esamina i quarantenni francesi. Affidandosi a un cast che annovera al suo interno i migliori attori del momento della scena transalpina – su tutti, forse anche perché più conosciuti, Dujardin, Clouzet e Marion Cottilard – , il regista Canet realizza una pellicola che punta su una nostalgia, che viene soltanto sfiorata, e su un’amicizia di facciata costruita a tavolino in modo superficiale. È sicuramente evidente un lavoro di sceneggiatura compiuto, che cerca (e ci riesce) di dare spazio a tutti gli attori che si alternano sullo schermo. Infatti emerge il desiderio di infondere un sostanziale equilibrio, caratterizzando giustamente tutti i personaggi, rendendoli parte di un progetto ambizioso. Piccoli segreti si fanno largo in tutta la durata della pellicola, fuoriescono in modo copioso soprattutto nella parte conclusiva, che si carica di nervosismo. Canet, pur essendo dotato di un palese talento registico (il lungo piano-sequenza iniziale, preludio dell’incidente di Ludo, è perfetto) non riesce a ricomporre il puzzle da lui stesso smembrato. I personaggi, a cui si cerca di infondere un’aurea empatica, non risultano assolutamente credibili: nevrotici, omofobi, cinici, ninfomani e codardi sono i quarantenni disegnati da Canet, ma sono rappresentati con tale distacco, anche moralmente parlando, che lo spettatore non riesce a farli propri. E sicuramente non aiuta l’atteggiamento salvifico di Canet, che per evitare di giudicarli, li arma, nelle sequenze conclusive, di fazzoletti e “lacrimoni”.

Incorniciati, come in una luccicante foto di gruppo, da bellissime vedute sul mare, Max, Marie, Vincent, Eric e Antoine si lanciano addosso mezze parole, accuse sussurrate a denti stretti e incomprensioni varie, che sfociano tutte in una sonora risata. L’intento di Canet è quello di far emergere problemi per poi successivamente abbandonarsi alla forza dell’amicizia, che può cancellare qualsiasi tipo di difficoltà esistente. Ma tutto questo non basta; la tensione è palpabile e, anche se il regista transalpino evita di nominare il dramma di Ludo, questo si consuma sottotraccia e nel momento in cui viene affrontato velatamente dai suoi amici, è trattato con narcisistico egoismo. Piccole bugie tra amici ci permette di conoscere tutti i personaggi in modo approfondito, forse troppo, tant’è che invece di cominciare ad amarli, incominciamo a odiarli. Caratterizzati da visi puliti, che non significano necessariamente felicità, i cinque interpreti muovono le fila di un melodramma, che ostenta alcune puntatine di ironia, tutte destinante a François Clouzet, ricco e pedante, il carattere più verosimile di tutto il film. Difatti se Clouzet, pur costretto in un ruolo non propriamente positivo, provoca diverse risate ed è convincente, lo stesso non si può dire di Marion Cottilard, troppo legata a un’espressione disinteressata e facile alla lacrima. Curioso è invece il ruolo riservato a Dujardin, irriconoscibile e coperto di cicatrici.

Auto compiacendosi, Canet rivela anch’egli una sorta di narcisismo, principalmente legato allo stile e all’esposizione. Infatti non lasciando nulla al caso, il regista si lascia andare a una narrazione grossolana e troppo interessata a raccontare tutte le sfumature, amplificando qualsiasi tipo di stato d’animo. Inoltre con la sua macchina da presa ostenta, a volte in modo pretestuoso, ogni primo piano, ogni emozione e ogni lacrima, enfatizzandole, nella maggior parte dei casi, in modo poco funzionale.

In conclusione Piccole bugie tra amici non riesce nel proprio intento, scivolando in un facile patetismo, che si rivela stucchevole e costruito. Una pellicola che dopo aver «pesato, misurato e trovato mancante» ogni singolo personaggio, si rifugia in un finale raffazzonato e sbrigativo, che cancella con una vigorosa passata di mano tutte le penurie umane dei primi 130 minuti.

Uscita al cinema: 6 aprile 2012

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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