Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana: la recensione

Di chi sono le mani sporche di sangue?

Una pagina oscura della storia italiana. Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.37.

Il Banco Agricolo di Piazza Fontana salta in aria, provocando diciassette morti e ottantotto feriti. A causa delle bombe esplose nell’estate dello stesso anno, la Polizia comincia a interrogare gli anarchici, tra cui il rappresentativo Pinelli. Tre giorni dopo, l’anarchico ferroviere effettua un volo dalla finestra. La versione ufficiale parla di suicidio, ma il vice-responsabile della Polizia Politica della Questura di Milano Calabresi non sembra del tutto convinto. Accusato dalla stampa di essere l’artefice dell’omicidio di Pinelli, il poliziotto viene abbandonato dai superiori e decide di continuare individualmente le indagini sulla strage di Piazza Fontana, aprendo spiragli su piste neofasciste venete e rami dello stato potenzialmente implicati.

Asciutto e didascalico, Romanzo di una strage (2012) conferma la bravura registica di Marco Tullio Giordana, che con mano ferma e ritmo cadenzato effettua una vera e propria lezione di storia. Difatti il regista non si limita a indugiare sulla strage di Piazza Fontana, anzi comincia a narrare la vicenda, partendo da qualche mese prima; presenta i personaggi e immerge lo spettatore in modo compiuto all’interno della fine degli anni 60. Inoltre dividendo idealmente la pellicola in diversi spezzoni, solo apparentemente indipendenti,  permette di comprendere a fondo tutti gli aspetti di una vicenda complessa ed estremamente sfaccettata. Ma Tullio Giordana non si limita ad aggrapparsi alla storia, imponendo un punto di vista distaccato e verosimile, ma delinea due personaggi strabilianti, due burattini vittime di una società che li ha usati e buttati via. Uno è l’antitesi dell’altro: l’anarchico Pinelli e il poliziotto Calabresi, moralmente retto, che scava troppo in profondità. Promozione e trasferimento sono il suo “premio”, lui li rifiuta e il passato ci consegna un finale già scritto.

Ma Tullio Giordana riesce a pieno nel suo intento perché Romanzo di una strage è un prodotto perfetto, che mette in mostra una messinscena chiaroscura, una fotografia che si fa pienamente noir nel momento giusto. Inoltre non si può assolutamente sorvolare su un cast eccellente, che sfoggia un Mastandrea in stato di grazia, sicuramente a suo agio in un ruolo cucitogli addosso (il tutore della legge privo di emotività, freddo e lucidamente mai al di sopra delle righe), e Favino (ormai non più una novità ma una certezza). Girata magistralmente, la pellicola non ostenta un intento documentaristico (lo stile è non solo asciutto e comprensibile, ma estremamente classico e privato di inutili orpelli) e accusatorio (Tullio Giordana si limita a leggere gli atti e a metterli su pellicola), ma fa comprendere quanto lo spauracchio del comunismo abbia fatto più danni del comunismo stesso. Le piste neofasciste venete si muovono sotto la pelle di un microcosmo italiano, che le ha accettate e che ha preferito avvallare la pista investigativa anarchica, che avrebbe creato molti meno problemi.

Ma Romanzo di una strage rivela numerose sfaccettature e nasconde il reale intento di Tullio Giordana, che si compone mano a mano che le sequenze si sommano. Difatti il regista non vuole (solamente) costruire la “favoletta” suggestiva, che scagiona gli anarchici e incolpa i “neri”, ma desidera mostrare abilmente la prematura morte civile del nostro paese. Difatti sono troppi gli intrighi che si nascondono nelle indagini, troppe le mezze parole che si celano nelle trame di una sceneggiatura visivamente carica di espressività, che sfrutta le scene che vedono protagonista Aldo Moro per pesare lo stato attuale delle cose. Dopotutto i segreti in Romanzo di una strage si accavallano e non si riescono a contare, ma il problema reale è che non si conoscono: non li conosce Tullio Giordana e nemmeno lo spettatore. Purtroppo dietro questi sotterfugi si è costruita l’Italia; un paese che tutt’oggi ha assolto tutti e non permette ai familiari delle vittime di quel 12 dicembre di avere dei colpevoli.

Uscita al cinema: 30 marzo 2012

Voto: ****

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