The Double di Michael Brandt: la recensione

L’errore da dilettante di Brandt

Pellicola doppiogiochista, The Double (2011) si brucia subito l’elemento sorpresa e, cercando di recuperarlo, accatasta colpi di scena di facile lettura.

Paul Stepherdson è un agente della CIA in pensione. Viene richiamato in servizio a causa dell’omicidio di un senatore, che ricorda le modalità di un pericoloso serial killer sovietico di nome Cassio creduto morto da tempo. Pur riluttante, gli verrà affiancato un giovane rampante detective dell’FBI, Ben Geary, che fin dai tempi dell’università ha studiato la spia russa e che non è convinto della sua morte.

Spy story girata in chiaroscuro, The Double non buca lo schermo, anzi nella maggior parte dei casi si trascina stancamente, palesando noia e situazioni di facile lettura. I due protagonisti della vicenda sono Richard Gere, agente (poco) gentiluomo, capello brizzolato e sguardo penetrante, e Topher Grace, giovane rampollo dell’FBI, tutto casa, famiglia e scatoloni. Diretto da Michael Brandt, il film si brucia immediatamente: l’identità di Cassio viene svelata nei primi trenta minuti e lo spirito investigativo dello spettatore viene di fatto smorzato. A far da corollario (scontato e poco accattivante) è la ricerca di vendetta da parte del serial killer, di cui si scopre (grazie a frequenti balzi indietro) la vita privata. Brandt non riesce a mantenere alta la tensione, anzi in modo abbastanza deludente, muove i fili di una storia che vede le due principali agenzie statunitensi collaborare contro il nemico storico. Non esiste più l’Unione Sovietica, quindi di conseguenza non si può nemmeno nominare il KGB, ma si ha la sensazione che si sia tornati indietro di decenni, quando il muro di Berlino era ancora eretto e il doppiogioco dei servizi segreti era all’ordine del giorno. L’impressione nel vedere questa pellicola (che non spicca in novità stilistiche e narrative) è che la paura principale degli Usa sia sempre e comunque la Russia. Difatti gli agenti che si contrappongono alle indagini e ai giochi di ruolo dei protagonisti sono costantemente stranieri e con un chiarissimo accento di Mosca.

Pellicola che gioca con i ruoli (poliziotto buono/poliziotto cattivo) e che esercita una chiara pochezza recitativa (Gere non cambia mai espressione e Grace si attesta come attore non propriamente adatto alle spy stories), The Double non convince e si perde nei meandri di un genere che ha eletto come capostipite assoluto The Departed (2006) di Martin Scorsese. Nonostante un finale in crescendo, ma raffazzonato e sbrigativo, l’opera prima di Brandt è mediocre e si ricorda principalmente per aver rimpolpato l’offerta cinematografica, senza lasciare il segno.

Uscita al cinema: 9 marzo 2012

Voto: *1/2

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