Cambio vita di David Dobkin: la recensione

48371Nei panni dell’altro

Nato da un’idea inflazionata e mal sfruttata, The Change-Up (Cambio vita, 2011) si fa prima commedia demenziale e poi riflessiva, senza mai abbandonare una volgarità di fondo, che a tratti indispone.

Mitch è uno pseudo attore single e in perenne ricerca di nuove avventure. Dave è un avvocato con una moglie e tre figli. I due sono amici di lunghissima data e dopo qualche birra di troppo si confessano a vicenda di voler vivere la vita dell’altro. La mattina dopo si sveglieranno nell’altrui corpo.

Ci si aggrappa a un’idea logorata nel tempo, un must della commedia statunitense. The Change-Up, diretto da Dobkin, non eccelle sicuramente in freschezza di vedute, anzi  si sorregge con forza alla voglia di cambiare vita, di provare nuove esperienze nel corpo di un’altra persona. Peccato che il modello che tanto piace al pubblico americano si colori di tinte scurrili e di una volgarità gratuita, che viene mantenuta per l’intera durata della pellicola. Reynolds e Bateman si alternano, si disperano e successivamente si compiacciono nel corpo dell’altro. Ma l’intenzione di mantenere questo pericolante equilibrio non può durare molto e allora ecco che Dobkin cambia nuovamente rotta e pone le basi per un edificante, quanto banale, lieto fine; un inevitabile riassestamento dello status quo iniziale. The Change-Up non va oltre a una superficialità d’intenti scontata, per nessun motivo accattivante, e mette in mostra in modo poco convincente una velata catarsi.

Girato in modo convenzionale, The Change-Up non buca lo schermo nemmeno con le interpretazioni dei due protagonisti, intenti a svolgere il compitino, senza mai andare eccessivamente sopra le righe. Eppure la sceneggiatura oltrepassa il limite nella maggior parte dei casi, mettendo in piedi una volgarità non solo dialettica, ma anche visiva. La pellicola non sfocia nella semplice demenzialità, che a tratti potrebbe far sorridere, ma arriva spesso a disturbare con espedienti bassi e pretestuosi, peraltro non provocando mai una risata convincente.

In conclusione The Change-Up è un prodotto che ha pochissimo a vedere con pellicole come Switch (Nei panni di una bionda, 1991) di Edwards oppure Freaky Friday (Quel pazzo venerdì, 2003) – esempio di un mercato adolescenziale normalmente di bassa fattura, ma di sicuro richiamo –, più  intriso di morale ma impegnato a mettere due generazioni a confronto. Nella pellicola di Dobkin al contrario si assiste a una delineazione dei personaggi deludente, in una commedia che provoca risate con il contagocce. Stereotipato e zeppo di cliché, il film si riduce a un’unica affermazione: due amici a confronto stanno strettissimi nei panni dell’altro e nei propri.

Uscita al cinema: 9 dicembre 2011

Voto: *

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