10 regole per fare innamorare di Cristiano Bortone: la recensione

Esistono regole in amore?

Bortone dirige il divo 2.0 Guglielmo Scilla e Fausto Brizzi, dietro le quinte, muove i fili.

Marco è un ventenne che ha abbandonato gli studi di astrofisica per dedicarsi alle sue due vere passioni: scrivere e lavorare con i bambini. Un giorno incontra Stefania, studentessa di francese, di cui si innamora perdutamente, fino a cadere in depressione. Per curare le sue pene d’amore non bastano i consigli dei coinquilini Mary, Paolo e Ivan e allora entra in gioco il padre Renato, cronico dongiovanni, che stila il decalogo scientifico per far innamorare una donna. Naturalmente non tutto filerà per il verso giusto e la goffaggine di Marco caratterizzerà il suo percorso.

Commedia sull’amore con annesso “manuale scientifico” , 10 regole per fare innamorare è un prodotto che vede nuovamente la lunga mano di Brizzi allungarsi sulla commedia nazional-popolare. Non mettendosi dietro la macchina da presa – il regista è Cristiano Bortone – , ma sedendosi davanti a una scrivania, Fausto Brizzi indugia nuovamente sull’agognato amore post-adolescenziale, su speranze disattese e pedinamenti in stile stalker . Costruendo un personaggio che ricalca i classici stilemi dell’impacciato carattere di de luigiana memoria, la coppia Bortone-Brizzi affida il ruolo di protagonista al youtubber più seguito d’Italia, ovvero Guglielmo Scilla alias Willwoosh. Piegandosi al trend del momento, 10 regole per fare innamorare segue strade già battute e teorie già ampiamente affrontate, non discostandosi assolutamente dai confini deterministici della commedia romantica all’italiana. Peccato che, oltre a cliché e stereotipi che tendono a ripetersi all’infinito, la pellicola si avvale di un cast che si limita a svolgere il compitino, senza mai rifuggire una recitazione piatta e priva di intenzione. Soprattutto Scilla (che non è De Luigi e si vede) non si inserisce a pieno in un meccanismo che dovrebbe prevedere gag a ripetizione. Il protagonista si materializza davanti alla macchina da presa in modo disincantato, senza caratterizzare la sua interpretazione con l’irriverente sarcasmo che contraddistingueva, e lo fa tuttora, i suoi video, che hanno un largo seguito sui social network Facebook e Twitter e sul portale Youtube. Ma non basta perché il giovane personaggio è delineato in modo estremamente banale. Sensibile, sognatore e incastrato in una perenne lotta titanica con il bello di turno (un misto tra Nadal e Brad Pitt), Marco è il prototipo del ragazzo normale, che si innamora di una ragazza che si rivela decisamente inaccessibile. Ma non basta perché sul muro di camera sua, immancabile, campeggia il comodo modello del gabbiano Jonathan Livingstone.

Trattando l’amore principalmente come materia scientifica e sfociando in un patetismo di facciata, contraddistinto da un rapporto padre-figlio difficile (causato dall’assenza prolungata del padre), 10 regole per fare innamorare non disattende le aspettative di un finale che vede trionfare il sentimentalismo e crollare l’impostazione didascalica della conquista della donna. Nonostante tutto il film si discosta dalla figura femminile vista dal cuore del suo conquistatore; Stefania non è la classica ragazza dalla bellezza semplice e ammaliatrice, anzi ostenta un corpo scolpito e due occhi che fanno sognare, peccato che non sia corredata da una compiuta e profonda interiorità. Difatti tralasciando la sua confermata intelligenza (studentessa di letteratura francese e appassionata di poesia), sfoggia una serie di hobby che la rendono una Wonderwoman parecchio inconsistente. Inoltre, concentrandoci sugli amici di Marco, notiamo come questi siano delineati in modo approssimativo, sbrigativo e raffazzonato: Mary è la ninfomane del gruppo, interessata a collezionare uomini privi di interesse, Paolo è il “divo” dei fotoromanzi per ragazzine e Ivan è il realista del gruppo, tutto marijuana e chitarra. In questo calderone si inserisce il personaggio di Renato, padre inaffidabile e simbolo di un giovanilismo tardivo, interpretato da un Vincenzo Salemme, che tende nuovamente a ripetere se stesso, ovvero il carattere guascone figlio della commedia partenopea.

Fotoromanzo che si trascina fino all’agognato epilogo, 10 regole per fare innamorare è un classico prodotto d’evasione, che pur privandosi di un apporto recitativo convincente, è assolutamente innocuo. Difatti rimpolpando il genere romantico, che annovera manuali e regole scritte sull’amore, si attesta a pellicola senza lodi, evitando di mostrare il fianco a eccessive infamie.

Uscita al cinema: 16 marzo 2012

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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