Knockout – Resa dei conti di Steven Soderbergh: la recensione

La vendetta del singolo: tra Muay Thai e poco altro

Soderbergh si cimenta per la prima volta in un thriller fisico privo di dialoghi brillanti e di una logica spiazzante e accattivante. Purtroppo si vede a occhio nudo la mancanza di abitudine.

Spia con licenza di uccidere, Mallory Kane diventa per il governo degli Stati Uniti una presenza ingombrante. A un passo dall’essere eliminata in una missione fittizia, intuisce di dover cambiare aria e di dover arrampicarsi lungo l’interminabile scala del potere per potersi vendicare.

Il registro di Soderbergh si riconosce nitidamente: gioca con la variazione dei colori, ostenta un ritmo rallentato e riflessivo, predilige spesso uno stile registico invadente e si priva di una buona dose di colonna sonora se non è necessaria. In Knockout – Resa dei conti (Haywire, 2011) si nota tutto questo e purtroppo i tratti distintivi del regista stonano con il genere che ha voluto esplorare. Tutto il lavoro di sceneggiatura (che mostra una girandola infinita di luoghi comuni e uno sviluppo narrativo banale) si concentra sul fisico e sulla lotta della protagonista femminile, Gina Carano. E purtroppo non basta; il viso della lottatrice non colma le distanze tra lo stile (troppo) lontano del regista e i limiti in cui incappa. Soderbergh lavora sul corpo, su una lotta rappresentata in modo naturalistico, ricercando una verosimiglianza totale; non è un caso, infatti, che Gina Carano sia una vera e propria lottatrice che prende a calci in serie una vera e propria distesa di stelle. Difatti osserviamo alternarsi sullo schermo Antonio Banderas, Ewan McGregor, Channing Tatum e Michael Fassbender, veri e propri elementi di contorno, attori a cui viene destinato pochissimo spazio all’interno della pellicola. Apologia della donna violenta, Knockout – Resa dei conti piega in modo totale la macchina da presa al suolo, si muove fluida tra calci volanti e pugni spezza ossa, peccato che il tutto si fermi a un superficiale sfoggio di una brutalità che non prevede una finalità narrativa. Effettuando un montaggio convulso, che porta a una costruzione a incastro dei flashback poco chiara, e divertendosi a girare il mondo, Soderbergh fa ipotizzare allo spettatore di voler girare un revival. Difatti dilatando all’inverosimile i tempi, sospendendo le situazioni e accumulando divi di ogni genere, l’autore cerca di realizzare, non riuscendoci,  un altro Ocean’s Eleven (2001) con più muscoli e meno cervello. E le somiglianze non finiscono qui: difatti il cineasta prova, ripetutamente, a inserire qualche sortita ironica e sottilmente umoristica, peccato che ancora una volta il tutto venga sotterrato, ingiustamente, dall’eccessiva centralità che viene dedicata alla protagonista femminile. Inoltre le scene di combattimento non conferiscono una grande emozione o spettacolarità perché non vengono supportate in modo funzionale da un compiuto utilizzo della colonna sonora e da una giustificata esperienza cinematografica dell’attrice-lottatrice.

Purtroppo Knockout – Resa dei conti non convince assolutamente e si attesta a pellicola minore che conferma una flessione qualitativa nella filmografia del regista di Traffic (2000). Si attendono tempi e prodotti migliori.

Uscita al cinema: 24 febbraio 2012

Voto: **

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