Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone: la recensione

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Un po’ comico e un po’ melodrammatico. Verdone si affaccia sul presente, ma allo stesso tempo rimane aggrappato a un passato cinematografico e familiare.

Tre uomini divorziati e completamente diversi l’uno dall’altro decidono (volenti o nolenti) di condividere un appartamento romano. Ulisse è un ex-produttore discografico caduto in disgrazia e che ora gestisce un negozio di vinili, che produce più uscite che entrate, Fulvio è un ex-stimato critico cinematografico che, a causa di una relazione epistolare con la moglie del suo capo, è stato declassato alla cronaca rosa e Domenico è un agente immobiliare, che ha sperperato i suoi soldi nel gioco e si ritrova a dover distribuire alimenti a un numero imprecisato di famiglie. La convivenza si trascina stancamente fino a che Domenico, gigolò per arrotondare i conti, non ha un malore. A questo punto entra nelle loro vite Gloria, stravagante cardiologa con seri problemi sentimentali.

Commedia all’italiana con sguardo privilegiato sulla crisi economica attuale, Posti in piedi in Paradiso (2011) mostra un impianto narrativo convincente, che riporta alla mente la costruzione malinconica, ma allo stesso tempo divertente, tanto cara a Verdone, che lo ha accompagnato nei suoi anni d’oro. Il regista romano pone su pellicola tre personaggi ironici, che diventano mano a mano le macchiette di loro stessi, ma che si rivelano estremamente verosimili e ben inseriti in un contesto attuale, caratterizzato da un perenne squilibrio economico che strangola le loro vite. Alimenti, spese impreviste e affitti divisibili divengono i contorni della prima parte della vicenda, che presenta i personaggi e li inserisce in una carrellata di equivoci, situazioni e incomprensioni che li colgono totalmente impreparati. Ma giustamente i tre caratteri sono decisamente differenti e questo si mostra preludio di scontro. Difatti se Domenico – alias Marco Giallini – è delineato come il cafone insensibile, lo snaturato padre di famiglia/e e il vergognoso irresponsabile essere umano costantemente al di sopra delle righe, Fulvio – alias Pierfrancesco Favino – è il classico uomo moderno medio, imbranato e meschino, buono ma cinico, votato al lavoro ma desideroso di ricominciare la sua vita. Ma se nella prima parte il trio appare compatto, senza togliersi spazio a vicenda, davanti alla macchina da presa, il secondo troncone di Posti in piedi in Paradiso comincia a smembrarlo, segue tre percorsi differenti, microstorie in cui si va a indugiare sui rapporti padre-figlio, su un passato familiare a cui si cerca costantemente di restare agganciati.

Capitolo a parte va dedicato al personaggio interpretato da Carlo Verdone. Il regista recupera un’impostazione (dal punto di vista narrativo) e un rapporto uomo-donna già utilizzato, per cui si può, addirittura, azzardare il termine “inflazionato” all’interno della sua filmografia. Pur mettendo da parte l’ipocondria e l’abuso di farmaci e trattenendo il percorso intimista e le nevrosi affettive, Verdone riprende in mano Maledetto il giorno che ti ho incontrato (1991) e disegna con il medesimo tratto il suo personaggio e quello di Micaela Ramazzotti. Ritorna la musica e il feticcio (se nel film del 1991 era Hendrix, in Posti in piedi in Paradiso è un cinturone di Morrison), torna l’insicurezza, anche se ammorbidita da una matura saggezza, ma soprattutto si ripresenta la pazzia, la stravaganza, l’ansia e la problematica sentimentale di Margherita Buy (senza conseguente eccesso di ansiolitici), che si reincarna nel corpo della bravissima Ramazzotti. Ma non è solo questo, perché Verdone sbarca nuovamente, nell’ultimo quarto d’ora, all’estero e probabilmente questa scelta si rivela una costante pecca. Si era già trasferito in un altro paese in passato (Perdiamoci di vista (1994) e Maledetto il giorno che ti ho incontrato) e questa scelta portava alla pellicola un riconoscibile alone di incompiutezza. Difatti la pellicola rallenta, perde il suo ritmo narrativo incalzante e accantona l’ironia per lasciare spazio a una malinconia, spesso intrisa di retorica.

Nonostante tutto Verdone permette la redenzione e, pur in un presente miserabile, lascia un messaggio consolatorio nel quale le gioie e le realizzazioni dei figli permettono ai genitori di risollevare i loro fallimenti. Non rimanere in piedi Carlo: ti puoi tranquillamente sedere in Paradiso.

Uscita al cinema: 2 marzo 2012

Voto: ***

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