Com’è bello far l’amore di Fausto Brizzi: la recensione

La sessualità trattata con i guanti di velluto

Dopo aver smontato le coppie in Ex e realizzato l’epopea sul perenne scontro di genere in Maschi contro femmine e Femmine contro maschi, Brizzi si sofferma sul focolare familiare in salsa piccante.

Quarantenni e con un figlio grande a carico, Andrea e Giulia sono una coppia che ha una vita coniugale solida, ma ormai priva di ogni stimolo sessuale. Un giorno arriva in casa Max, amico di Giulia dai tempi del liceo, che di professione fa il pornodivo. Intenta a ravvivare il rapporto matrimoniale, Giulia chiede a Max consigli per far rivivere il desiderio sessuale, che sembra ormai sopito.

Entrando rigorosamente in un salotto borghese, Brizzi prova a trattare un argomento delicato come il sesso, in tutte le sue sfaccettature, rinchiudendolo all’interno di un contesto divertente e improbabile. Iniziando la pellicola con un ideale applauso a Bellocchio e Von Trier, Brizzi consapevolmente si allontana da quella tipologia di film e quasi lo dichiara apertamente. Atto secondo della commedia all’italiana moderna, nella quale il primo atto si è concentrato sulla ricerca della risata, distruggendo stereotipi e qualunquismi del suolo italico (Benvenuti al nord), Com’è bello far l’amore propone una sceneggiatura che inevitabilmente mostra il fianco alla superficialità e che inanella situazioni comiche di facile lettura. Il regista si affida nuovamente al collaudato De Luigi, carattere istrionico che tende a ripetere se stesso all’infinito con conseguenti risate convincenti; ma se neanche lui riesce a infondere alla pellicola un passabile momento d’intrattenimento gioviale, allora si rischia di guardare banalità in serie. Inoltre si può osservare, in modo ossessivo, la continua ostentazione del corpo femminile fine a se stessa, perennemente ammorbidita da una spruzzata di ironia. Eppure non ci si può stupire troppo: Brizzi ha preso in mano la macchina da presa di un lungometraggio di finzione, dopo aver fatto parte a lungo della corte degli sceneggiatori dei vari cinepanettoni vacanzieri e pellicole di dubbio spessore artistico come Tifosi e Body guards – Guardie del corpo. I reali aspetti catalizzatori di questi prodotti sono le situazioni comiche parodistiche, la volgarità gratuita e il corpo femminile posto in primo piano davanti alla cinepresa. Brizzi è riuscito quasi sempre a evitare la volgarità effimera, meno gli altri due elementi fondanti.

Com’è bello far l’amore, se inizialmente dà l’impressione di essere un prodotto trasgressivo e disinibito, in realtà si attesta a commedia che va disperatamente alla ricerca del caldo focolare familiare. Tutti i contesti pepati, in cui la vicenda si muove, diventano funzionali alla risata (che non arriva), ricercando un finale romantico che viene accentuato dalla famosa Reality di Richard Sanderson. Brizzi non si sofferma solo sulla coppia ma cerca, marginalmente, di affrontare altri temi, sempre esibiti ma mai approfonditi. Ed ecco che si arriva allo sfoggio di un felice divorzio, con tanto di celebrazioni simil-matrimoniali, all’annosa questione degli “amici di letto” tra teenager (giustapposta per raggiungere un pubblico più giovane) e all’ambizione di una famiglia da parte dell’intenerito pornodivo. Il tutto viene appiattito a una conclusione che privilegia un happy ending perbenista, un rinsaldato rapporto padre-figlio, gonfio di consigli, e una rinnovata chimica sessuale tra i due coniugi. E i temi trattati non sono gli unici difetti che si riscontrano. Si nota come Timi, attore che a teatro aveva spesso toccato le corde comiche, alternandosi a interpretazioni drammatiche sul grande schermo, non venga aiutato in questo sdoganamento della sua figura di attore da una sceneggiatura piatta e priva di mordente. Naturalmente all’interno di questo contesto si inserisce l’interpretazione monocorde di Claudia Gerini, mai veramente accattivante.

Girato in 3D (inutilmente, non in una sola scena se ne sente la necessità), Com’è bello far l’amore intende entrare con la tridimensionalità all’interno del salotto della coppia protagonista, cercando di avvicinare il pubblico alle vicende, facendolo partecipare in prima persona ai discorsi sul sesso, su anelli vibranti e preservativi ritardanti. Eppure la pellicola manca di spensieratezza, è priva di quella punta di ironia convincente e coinvolgente, di quel tatto che avrebbe potuto rompere gli equilibri di una commedia all’italiana che troppo spesso si fa rinchiudere, idealmente, in parametri e confini prestabiliti.

Uscita al cinema: 10 febbraio 2012

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

Annunci

Un pensiero su “Com’è bello far l’amore di Fausto Brizzi: la recensione

  1. Pingback: Recensione – Come è bello far l’amore | www.overnewsmagazine.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...