A.C.A.B. – All Cops are Bastards di Stefano Sollima: la recensione

Fratelli per sempre, nel bene e nel male

Un viaggio nell’universo chiuso del reparto mobile, sublimato attraverso le storie di tre uomini che si muovono su uno sfondo in cui si respira odio e violenza.

Mazinga, Negro e Cobra sono tre celerini crudeli. Alternandosi tra scontri con gli ultras e sfollamenti, i tre protagonisti hanno una vita privata problematica e burrascosa. In questo delicato momento della loro esistenza incontrano Adriano, nuova recluta, educato alla legalità e all’applicazione anche violenta della legge. Proprio lui diventerà la cartina tornasole per raccontare il reparto dall’interno, tra sfiducia nelle istituzioni e ideologie.

Tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini, A.C.A.B. – All Cops Are Bastards è intenso, controverso e violento. Sollima indaga a fondo nel reparto mobile e pone davanti allo spettatore una serie di personaggi con cui è difficile creare empatia; prima di essere uomini, Mazinga, Negro e Cobra si sentono profondamente celerini, vivono il corpo in modo estremo e per loro la fratellanza viene prima di tutto e di tutti. Immersa in un periodo storico recente, la pellicola diretta dal regista della serie Romanzo Criminale, utilizza come espediente il corpo celere per raccontare non solo l’esplosione di odio e violenza che ha attraversato il 2007 – anno nel quale si sono succeduti avvenimenti carichi di tensione che il film ripercorre in modo quasi didascalico –, ma anche il clima di agitazione che attraversava l’Italia di cinque anni fa e che la attraversa tuttora. Declinati a status di uomini con la licenza di manganellare, i tre personaggi, sbattuti in pasto agli spettatori, vengono rappresentati senza retorica o demagogia. Sollima non generalizza, non salva nessun carattere, non permette catarsi forzate né crea eroi positivi, si limita a mostrare un corpo della polizia che è perennemente inabissato in una guerra civile urbana, cruda e realistica. D’altro canto alterna vicende private e pubbliche, entra con la sua macchina da presa nelle caserme e nelle case per mostrare l’uomo che si nasconde sotto un casco blu e dietro lo scudo trasparente, ricercando gli aspetti umani, sentimentali e grotteschi dei suoi protagonisti. Diversamente è rappresentato Adriano, (il futuro), ragazzo “coatto” della strada che omette ai suoi amici di essere un poliziotto, entra nel reparto perché quello pagato meglio, applica la legge in modo violento, conosce le regole della guerriglia e sa rispondere a tono alle provocazioni.

Una sceneggiatura compiuta è il convincente corollario dello stile registico realistico, crudo e sincopato di Sollima, nel quale i primi piani sono pieni di enfasi e le scene vengono caricate d’odio e violenza, anche se questa non viene ostentata visivamente. Inoltre i personaggi si pongono su tre livelli completamente differenti: Mazinga è un veterano e vive un disagio profondo perché radicato nelle quattro mura di casa a causa di un figlio skinhead, che lo odia perché lo considera non un padre ma un poliziotto. Negro, uno degli ultimi baluardi dello Stato, è quello che nutre più sfiducia in quelle istituzioni politiche che difende dalla mattina alla sera e Cobra è il personaggio più controverso, fascista privo di una famiglia e fedele alla fratellanza in modo completo e viscerale. Sullo sfondo delle loro esistenze non può, naturalmente, mancare il G8 di Genova, sussurrato, ricordato come un fantasma, nel quale hanno perso le loro anime definitivamente. A.C.A.B. – All Cops Are Bastards non è composto solo di rigore stilistico e narrazione accattivante, di realismo e caratterizzazione drammaticamente accurata, ma anche di una fotografia urbana e di periferia, che aderisce come un guanto alla vicenda, e di una colonna sonora che fa di Seven Nation Army dei White Stripes un rimando agli ultras in curva e di Police on my back dei Clash un irriverente urlo liberatorio.

Portandosi dietro polemiche poco giustificate, A.C.A.B. – All Cops Are Bastards non giudica, ma semplicemente mostra in modo distaccato un mondo sconosciuto e temuto e così facendo mostra il fianco ad alcuni limiti. Osservando attentamente la pellicola si respira aria di incompiutezza, di un racconto fine a se stesso che ha dovuto seguire determinate regole prestabilite, senza mai oltrepassare un certo confine. Una pellicola che evita di schierarsi, forse perché impossibilitata a farlo. Nonostante tutto Sollima, avvalendosi di un cast di un livello elevato – Favino ormai non stupisce più, Nigro è convincente anche nel suo primo ruolo drammatico e Giallini è superlativo nel ruolo del celerino dalla scorza dura e dall’anima sconvolta –, realizza una pellicola brutale, che fa riflettere e lo conferma come un autentico autore di genere.

Uscita al cinema: 27 gennaio 2012

Voto: ***1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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