The Iron Lady di Phyllida Lloyd: la recensione

Ritratto di signora o pungente denuncia?

Meryl Streep dona al pubblico una strabiliante prova recitativa in una pellicola che scivola in un patetismo stucchevole e poco necessario.

Margaret Thatcher, la donna di ferro, ha guidato il Regno Unito dal 1975 al 1990. Ora l’ex Primo Ministro è invecchiata, ha perso il marito ed è gravemente malata. Phyllida Lloyd costruisce i ricordi della Thatcher attraverso flashback e immaginarie chiacchierate con il defunto consorte.

Indiscutibilmente biopic, The Iron Lady (2011) si compone di immagini di repertorio, di ricordi svaniti e di una leadership evaporata. Raccontando la parabola pubblica e privata della lady di ferro, la sua ascesa e la conseguente caduta, Phyllida Lloyd decide di muoversi su due binari, e nessuno dei due convince pienamente. La regista, osservando in modo distaccato l’ex Primo Ministro, ne ostenta la debolezza,  la demenza senile, che le permette di parlare con il suo defunto marito, rimproverandolo con la stessa fermezza che la contraddistingueva durante la sua vita. Ma si tratta di una biografia, fedele e confusionaria, e allora si deve parlare attivamente della politica della Thatcher, la donna più odiata dai suoi collaboratori e dai suoi avversari. Il punto di vista non cambia mai, è sempre interno e, se le immagini di repertorio spiegano abbastanza dettagliatamente le conseguenze delle riforme della Thatcher, l’osservazione diretta e intimistica evita di spingersi verso un giudizio. Phyllida Lloyd abbraccia in modo ordinario il genere, facendo propri tutti gli elementi fondanti della biografia cinematografica: dalla costruzione narrativa a ritroso e composta esclusivamente da flashback (evocati da gesti o oggetti), alla giustapposizione in modo, relativamente, cronologico degli eventi fondanti della politica thatcheriana. Passando dallo sciopero dei prigionieri dell’IRA alla lotta continua contro i sindacati, dalla guerra per le isole Falkland al Welfare State, The Iron Lady si riconosce come una pellicola conservatrice, sia dal punto di vista stilistico, che da quello tematico. Il difetto più grande però si riscontra nel momento in cui Phyllida Lloyd delinea la figura della Thatcher ai giorni nostri; pesandone ogni gesto, indugiando sulle rughe truccate ad hoc sul volto di Meryl Streep, Phyllida Lloyd cerca ossessivamente un patetismo stucchevole, che controbilancia (ma non basta) la parte dedicata alla denuncia perpetrata alla sua figura. Insomma se non era amata dal suo popolo non è amata neppure dalla sua biografa. In ogni caso The Iron Lady non si compone solo di fotografia sfocata e regia convenzionale, ma mette in mostra decisamente un talento che non va scemando, anzi continua a crescere con l’età. Meryl Streep è sublime; si ha la sensazione, per tutta la durata della pellicola di osservare la vera Thatcher, composta ma votata all’esagerazione e consapevole del suo status di donna sola al comando, una mimesi (più che un’interpretazione) perfetta che le è valsa l’ennesima nomination agli Oscar.

In conclusione The Iron Lady è una pellicola con un retrogusto amaro, insipido, un’opera che non riuscendo a esprimere una ferma e decisa posizione è principalmente inconcludente. Si limita a raccontare senza convincere e coinvolgere. Una biografia che non si tramuta in agiografia, che non vuole essere un’agiografia, ma che vuole limitarsi a narrare le gesta di questa donna, utilizzando gli elementi principali e fondanti del documentario storico. Phyllida Lloyd predilige la quantità piuttosto che la qualità, pur affidandosi alla straordinaria trasfigurazione, recitativa e facciale (ringraziando il trucco) di una Meryl Streep in stato di grazia.

Uscita al cinema: 27 gennaio 2012

Voto: **1/2

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