Shame di Steve McQueen: la recensione

Il corpo è la sua prigione

McQueen, dopo Hunger, ritrova Fassbender in una pellicola scandalosa, che indaga la natura umana e ne stigmatizza i bisogni primordiali.

Brandon è un trentenne che abita a New York. Vive in un appartamento asettico, ha successo sul lavoro ed è molto affascinante. Ma soprattutto è incapace di gestire la propria vita sessuale; cambia ogni sera una donna e le sue giornate vengono accompagnate da frequenti masturbazioni, video, chat e riviste porno. A sconvolgere la sua vita arriverà la giovane sorella Sissy, cantante fragile e problematica.

Shame sconvolge e narra la storia di un uomo contemporaneo di successo, che ha tutte le libertà, ma ha fatto del proprio corpo, e della propria mente, la sua prigione. McQueen segue il percorso opposto rispetto alla sua opera primaHunger, nella quale un uomo perdendo la libertà usava il suo corpo per riconquistarla con forza. Qui Fassbender interpreta un erotomane, una persona che vive la sessualità come un aspetto quotidiano e malsano, una profonda ossessione. Difatti il sesso è rappresentato in modo brutale, è un semplice processo meccanico, lo sfogo del suo malessere interno palpabile e riconoscibile. Brandon sta male: celato sotto un sorriso sornione e uno sguardo ammaliante, si nasconde uno strazio interno – reso perfettamente dall’implicita e sofferente interpretazione di Fassbender – che coinvolge e colpisce. Invece Sissy è fragile e passa da una dipendenza affettiva a un’altra in modo dolorante. Dopo che la sua sorellina, piombata in casa e intenta a sconvolgere la sua amena quotidianità, abborda, in stile Brandon, il capo del fratello, il protagonista prova una profonda vergogna di se stesso. Allora compie una svolta morale (o almeno ci prova); esce con una sua collega senza ricercare necessariamente un rapporto carnale superficiale. L’obiettivo è lodevole: impegnarsi in una relazione seria e stabile. Il suo conseguente rifiuto inconscio lo porterà a scivolare in un girone infernale, contraddistinto da una serie di esperienze, sbattute in faccia allo spettatore in un montaggio convulso, un flashback nel quale si accavallano immagini, una sequenza simbolica della mente dannata di Brandon.

McQueen cura nei minimi particolari le inquadrature: primi piani, piani sequenza, riprese soffocanti e dettagli emblematici sono gli aspetti più caratteristici, confermando la propria professionalità innovativa e mai scontata. Il regista britannico ci racconta una condizione umana, mantenendo sullo sfondo della vicenda una New York suburbana, nella quale i palazzoni e le interminabili avenue si intravedono in lontananza in una sequenza, nella quale (in)seguiamo un Brandon ferito e intento a correre il più lontano possibile. Shame apre sul corpo nudo di Fassbender prestato a una ridondante ripetizione della sveglia mattutina, composta da un silenzio ovattato, rotto solo dalla voce metallica della segreteria telefonica. È una sequenza importante, un’immagine che rimane impressa. È una condizione figurata angosciante, è la direttiva che persegue la pellicola senza mai deragliare. Difatti i corpi nudi mandati al macello, per buona approvazione del pubblico, sono le costanti che ricordano la condizione in cui si trova il protagonista: una trappola mentale, una natura umana che inevitabilmente non può cambiare, deve rimanere tale.

Stilisticamente coinvolgente e accattivante, Shame a tratti esagera. L’interpretazione di Fassbender incarna l’angoscia, la difficoltà di rapportarsi in modo sano con il sesso opposto. McQueen si occupa del resto; appiattisce i rapporti sessuali a semplici processi meccanici e ne ostenta la brutalità, a tratti in modo eccessivo. Shame è una pellicola circolare, che nasconde al suo interno un percorso morale; in bilico tra dannazione e redenzione, prende apparentemente la via della dannazione, per poi ripresentare il quesito nelle sequenze conclusive. McQueen sospende la risposta: tocca al pubblico scegliere che interpretazione cogliere.

Uscita al cinema: 13 gennaio 2012

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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