Il figlio di Babbo Natale di Barry Cook: la recensione

Santa Claus is coming to town

Classica pellicola d’animazione, nella quale si respira a pieni polmoni l’autentico spirito natalizio.

La notte del 25 Dicembre Babbo Natale deve consegnare regali ai bambini di tutto il mondo. Aiutato dall’ultra-tecnologia (slitta supersonica e smartphone di ultima generazione) e da un esercito di elfi, riesce a completare la missione. Una bambina però è stata dimenticata e se Steve, il figlio maggiore, la considera un margine accettabile di errore, Arthur, il figlio più piccolo, non la pensa così. Ed è così che inizia una sgangherata missione intorno al mondo per consegnare prima dell’alba l’ultimo dono.

Come può Babbo Natale fare il giro del mondo in una sola notte? La regista Sarah Smith parte da questa domanda e cerca di dargli una risposta. Il figlio di Babbo Natale, co-produzione Aardman Animations (i creatori di Wallace & Gromit e Galline in fuga) e Sony Pictures, è un’avventura che appassiona e coinvolge grandi e piccini. La pellicola è permeata da un viscerale entusiasmo nei confronti del Natale, incarnato dal figlio, addetto allo smistamento posta, Arthur. Sarah Smith umanizza la figura di Babbo Natale, aprendo il film con una carrellata nel corridoio degli avi, nel quale si passa dal primo, San Nicola, al ventesimo, ovvero Malcom Christmas. Inoltre dà enorme peso alla ormai fondamentale tecnologia, concentrandosi nella prima mezz’ora sulla consegna dei regali, coordinata dal centro comando del Polo Nord grazie al lavoro del militare natalizio Steve, personaggio superficiale ma non negativo, interessato più all’efficienza che al significato pregnante ed originario del Natale. La pellicola qui strizza l’occhio a Mission Impossible, mostrando un esercito di elfi operativi, che eseguono evoluzioni inimmaginabili per porre il regalo adatto sotto l’albero della casa visitata. Difatti il tutto, in modo divertente e spensierato, viene appiattito a una semplice consegna di pacchi, ma naturalmente l’errore è dietro l’angolo e il compito non viene portato a termine a causa di un ultimo regalo non consegnato.

Il figlio di Babbo Natale è caratterizzato da un’animazione compiuta, fondata interamente sulla computer grafica, da una tridimensionalità poco funzionale ma non invadente e da una serie di personaggi coinvolgenti. Infatti è centrale la figura di Arthur, maldestro e iper-preoccupato figlio destinato a salvare il Natale insieme all’ultra-centenario Nonno Natale a bordo dell’originaria slitta Eve, trainata dalle nipoti delle celebri renne, che hanno contraddistinto le precedenti storie su Babbo Natale. Rivolgendosi soprattutto a un pubblico infantile, la regista Smith mette da parte la tecnologia moderna a favore di un sano e convincente revival, che comprende polvere magica e mappe antidiluviane. Fondamentale è l’estrema caratterizzazione dei personaggi: prima di tutto un Babbo Natale stanco e desideroso di riposarsi, inglobato totalmente nel nuovo clima tecnologico che ha invaso il Polo Nord. Di seguito Arthur e Steve, due figli agli antipodi, con una visione completamente differente del Natale. Per ultimo Nonno Natale, simbolo della festività che fu, desideroso di considerazione e aggrappato al suo passato.

Pellicola per famiglie dal finale scontato, Il figlio di Babbo Natale mostra un intreccio e uno svolgimento della vicenda abbastanza ripetitivo, ma curato nei minimi particolari e si concentra principalmente su una sequela di battute e su una comicità poco ricercata. Inoltre, cavalcando in modo convincente la leggenda, permette ai più piccoli di ammaliarsi davanti allo schermo con autentico stupore. Il messaggio che campeggia avidamente al centro del film è tradizionale (senza ombra di dubbio) e Arthur, in modo impeccabile, è l’eroe che lo persegue; dopotutto non è Natale se non lo è per tutti.

Uscita al cinema: 23 dicembre 2011

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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