Le avventure di Tin Tin – Il segreto dell’unicorno di Steven Spielberg: la recensione

Indy si è fatto rosso!

Spielberg si dedica all’animazione e il risultato è una pellicola equilibrata che appassiona in modo sorprendente.

Tintin è un giornalista d’assalto molto conosciuto nel piccolo paese belga in cui vive. Per puro caso entra in possesso di un modellino di una nave, che nasconde al suo interno numerosi segreti e a cui molti sono interessati. Incomincia per il giovane reporter biondo un’avventura in giro per il mondo.

Spielberg utilizza la motion capture in modo strabiliante e realizza una pellicola d’animazione ammaliante. Luminoso e cinematograficamente compiuto Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno (The Adventures of Tintin – The Secret of the Unicorn, 2011) non è un semplice film d’animazione; Spielberg piega la storia e i disegni su carta al suo volere, realizzando riprese ardite (carrellate, primi piani) che imprimono notevole suspense e coinvolgimento negli spettatori. Spielberg si rivolge ad un pubblico vario e differenziato e non lascia nulla al caso; azione ammorbidita e notevoli picchi ironici gli permettono di appassionare più di una generazione.

Quando si analizza una pellicola del regista statunitense il confronto con la sua cinematografia è d’obbligo: si auto-cita, si rappresenta e riporta in auge i suoi personaggi più amati. Difatti se i titoli di testa ricordano vividamente Prova a prendermi (Catch Me If You Can, 2001) e recuperano il fumetto di Hergé in ogni sua componente, Tintin è un Indiana Jones rosso, senza cappello e frusta, ma con uno stabile ciuffo e un cagnolino di nome Snowy. Inoltre il protagonista (doppiato e “interpretato” da Billy Eliott, Jamie Bell) si infila in un turbinio di situazioni inestricabili, un’inevitabile continuum di eventi mai banali o forzatamente giustapposti a causa di una carenza narrativa. La macchina di Spielberg è ben oliata e riesce, grazie all’animazione, a fare ciò che con gli attori umani non gli è consentito, superando sé stesso. Infatti Tintin effettua evoluzioni inimmaginabili, rotea in aria ma rimane stabilmente con i piedi per terra. Questo è reso possibile grazie a una sceneggiatura solida che delinea Tintin come l’umile e semplice scopritore di tesori, il giornalista della porta accanto amato e rispettato da tutti.

Verosimili e superbamente caratterizzati sono i personaggi di contorno che permettono a Craig di interpretare il cattivo di turno (che ricorda l’Uncino spielberghiano), al trasformista Andy Serkis di impersonare un carattere diverso dai precedenti e a Simon Pegg e Nick Frost di essere notevolmente convincenti nel ruolo dei goffi e “ciechi” investigatori Thompson e Thomson.

Spielberg è riuscito a riciclare Indy, lo ha svecchiato e ha puntato forte su un prodotto che difficilmente passerà di moda. Il rischio è quello di un’assidua ripetizione di vicende standardizzate e monotone, di cattivi sempre uguali a se stessi e di una disaffezione progressiva, ma questo difficilmente accadrà. Dopotutto il buon vecchio Steven ormai ammalia e stupisce da trent’anni.

Uscita al cinema: 28 ottobre 2011

Voto: ****

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